Un buon non compleanno.

Sarebbe un compleanno, ma tu non ci sei e quindi è un buon non compleanno.

Un altro che non ci sei.

I ricordi son sbiaditi, e soprattutto sempre gli stessi : non me affiorano più da un sacco di tempo.

Un post senza chiusa, senza poesia, senza niente.

Mi è rimasto un pugnetto di niente: apro la mano, e lo lascio volar via.

 

 

 

 

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E senza molta fatica siamo arrivati sin qui

Che strano mondo “il pomeriggio”.
Continuo a meravigliarmi di tutto.
Oggi sono uscita, boh, verso l’una, e poi sono venuta qui, sotto l’abbazia di San Giuliano, dove c’è la porta sul mare, che avevo vista chiusa nelle mie prime passeggiate nel 2017 e che poi ho trovata aperta dal 1 marzo.
Sono venuta per sedermi sulla spiaggia, con un libro acquistato al volo (quando sono uscita non sapevo cosa avrei fatto né dove sarei andata e il sole non c’era).
Poi è uscito un pallido sole e ho preso la via del mare.
Poi ho varcato la porta sul mare, e sorpresa, il piccolo bar sulla spiaggia era aperto, oggi è il 1 Marzo.
E siamo quasi arrivati…

sdr

A fea de Sant’Aga…

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Sin da piccola, per me che abitavo a Marassi – ma anche per chi abita a San Fruttuoso, o Quezzi –  la Fiera di Sant’Agata è sempre stata un obbligo.
Una sorta di liturgia, un appuntamento al quale non si poteva mancare.
Le piante, che sarebbero state piantate da lì a poco, e i robivecchi, il ferro, i piccoli oggetti sopravvissuti dopo lo svuotamento delle case nelle campagne.
Oggi le piante restano, il resto è mercatone.
Ma nonostante questo, non resisto al richiamo.
In genere fa freddissimo, che sono i giorni della Merla, e anche oggi – anche se non era freddissimo – ogni tanto arrivavano folate gelide di vento.
Non guardo le piante, che non saprei dove piantare, ma guardo con concupiscenza ed invidia, tutti quelli che passano, soprattutto con giovani arbusti.
Anche per quest’anno, il rito è stato rispettato: tre paia di calze di lana per f., due sciarpone per me.5 bignè. Olé .

Ciao Paolo, tra altri luoghi e via Ferretto

Un’altra notizia terribile: se n’è andato Paolo Caredda.
Non proprio un mio amico ma una persona con la quale stavo stringendo un’amicizia. Molta stima tra noi.
Non ci sono parole per dire quanto mi mancheranno i nostri confronti sulle periferie, le sue domande su via Masina…
Dovevamo andare a Quezzi, per fargli vedere dove sorgeva il mitico Landing: e anche questa volta sono arrivata tardi.
Too late mi scriveresti tu.

I fratelli del rouge

Nietzsche e Oreste arrivarono in aereo viaggiando accompagnati da Roma, da una ex dipendente di Alitalia. Arrivarono un giorno di settembre del 2008, dopo che l’ultimo discendente della grande dinastia dei Cucchi, Martini, figlio di Cucco Barucco , gran Re del Paragnac, detto Baruc, ci abbandonò.

Già in salita l’arrivo: al primo richiamo a Nietzsche trovarono dei linfonodi ingrossati e lo rimandarono. Poi tutto tornò nei valori normali.
E sino al dicembre 2009 in casa c’erano questi due fratelli, uno rosso e l’altro rosa, uno seta e l’altro lana, uno indomito e l’altro timido.
Le notti erano fatte di allungare le mani verso delle fusa rumorosissime e riconoscerli al tatto.
E poi in pochissimi giorni la felv si portò via Nietzsche : non abbiamo mai voluto sapere se anche Oreste fosse malato.
Lui, ha ereditato il carattere del fratello, si è fatto forte e fiero, indipendente, un amico per F. miciomerda con me. Non mi ha mai considerata.
È stato un gatto molto impegnativo, ma di una presenza e di una determinazione immensa.
Ha lasciato un vuoto incolmabile ed il solito schifo provocato dall’assordante silenzio che lascia un gatto quando se ne va.

E per chi non c’era…

E un saluto, e un grazie, a tutti quelli che – loro sanno di essere tra questi – negli ultimi mesi senza festività si sono ricordati di chiedermi come stai.

Che le fragilità sono tante e per tanti motivi, accumulati e non.

A quelli che sono riuscita a incontrare e a quelli che vedrò, un augurio di cose belle, ma belle per davvero.

E come diceva una persona che viveva in un castello con un drago saccente, buona vita.

sdr