ricordi

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modalità caro diario bla bla bla

Molti anni fa, ma veramente tanti, una persona che diceva di amarmi e che – per qualche ragione che ancora oggi non mi è chiara – avevo sposato, una notte mi disse;
“Ricorda, se tu mi dicessi di guardare un film o leggere un libro che tu trovi interessante, anche se io fossi sicuro che tu hai ragione – e tu hai quasi sempre ragione – non lo farei perché me lo stai dicendo tu”.
Mi era sembrata orribile, come frase, anche detta da un semplice conoscente.
Beh, oggi mi ricredo: sono in molti ad applicare nei miei confronti questa regola, ma non hanno neppure i coglioni per dirmelo.

Ah, dimenticavo: il marito è durato pochissimo.

16 agosto, estate mia non ti conosco

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Quando  – da ragazza – passavo le mie estati a Sestri Levante, il 16 agosto era giorno di tregenda: il campeggio si svuotava, così improvvisamente, non la domenica, tre giorni dopo no, il  maledetto 16 agosto.
E io restavo lì, a guardare andar via tende e roulotte,  a salutare chi se ne tornava a casa.
E prendevo la mia 500 e andavo a Lavagna, a Chiavari, a fare un giro, a far finta che tutto fosse esattamente come qualche giorno prima.
Una tristezza, l’elaborazione del lutto: la morte dell’estate, la fine delle notti in spiaggia, delle serate in discoteche, basta vestiti scollati, basta canottiere, basta sandaletti rasoterra.
Una lunga agonia in attesa dell’autunno.
Poi arrivarono i 16 agosto in cui cominciavi a contare i giorni che ti separavano dal Natale.
Le domeniche d’agosto a seguire sono le più odiate.
Poi passano gli anni, e sai che non ti puoi più permettere di celebrare l’estate e lasciarla andare via.
E allora, continui, non smetti mai: un raggio di sole e ti precipiti al mare.
Smetti di celebrare, e vivi tutti i giorni.

La foto è stata scattala alle ore 10,59 del 26 febbraio 2017.
no, così, per dire…

ogni tanto mangio un fiore, lo confondo

Ogni tanto mi capita di tornare qui
Poi clicco sulle statistiche che mi fanno vedere che traffico c’è stato: poco.
Ma quello che mi incuriosisce è andare a vedere cosa ha letto chi è arrivato qui.
Oggi trovo questo post:
e mi sembra strano averlo scritto.
Non è una meraviglia, ma c’è un pensiero, c’è una voglia di comunicare vera, c’è quasi un’analisi di quel che vedevo e leggevo.
E mi domando, dove è finita quella voglia?
Divorata da questo stramaledetto facebook che non ti lascia spazio ad altro?
Ci resti attaccata, come drogata: e in realtà non ti interessa sapere quel che ha fatto, cosa ha mangiato, con chi e dove è stato chiunque tu segua (ho smesso di seguire un sacco di “amici”), eppure vago di link in link, di commento in profilo.
Mi sento prigioniera.

Questo altro post, un’idiozia (chissà mai a cosa era riferito) riporta comunque una serie di commenti intelligenti:

https://ilcavalloditroia.wordpress.com/2007/02/09/451/

Dove siamo finiti? E quando è stato che ci siamo persi?
Più urliamo per farci sentire e più ci confondiamo tra i milioni di post e i milioni di post, e mi assale un malessere, che altro che male oscuro di bertiana memoria.

Bello il mio blog, dove ogni cosa accaduta diventava un’avventura da raccontare, con sforzo e perizia, con corredo di foto a testimonianza.
L’ironia, ma soprattutto la ricerca dello scrivere, se non bene, per lo meno in modo accattivante e corretto.
Voglio tornare ad essere quella di 10 anni fa.

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come dico sempre, Agosto è un mese di merda

quanto ti ho pensato ultimamente.
percorrevo dei piccoli tratti di strada che avevamo percorso assieme, tanti anni fa, con un gelato in mano, durante la nostra pausa pranzo.
l’unica persona con cui l’abbia fatto, e qualcuno aveva cominciato a mettere in giro la voce che fossimo amanti, tanto a farti sentire in imbarazzo.
e quante cose ci siamo raccontati, anche quelle un po’ più intime.
e poi ti ho perso di vista.
e anche con te il “poi ci sentiamo…”

che cazzo di schifo di vita: non riuscire a rivedersi, a stare un po’ assieme.
ciao Aldo, dovunque tu sia.

la strage

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Passano gli anni, ma non si dimentica.
Ci sono due date che non dimentico mai: la strage di Bologna e la morte di mio padre. tutte due in Agosto, il 2 e il 31,  fatti avvenuti a pochissimi anni di distanza uno dell’altro.
Quel 2 agosto c’erano mia mamma, Matisse la cana, la mia 500 vecchia ma nuova di acquisto, l’Aurelia da percorrere. Ricordo persino la borsa da viaggio posata sul sedile posteriore: era marrone di finta pelle, morbida.
Arrivate a Sestri Levante, per la mia prima vacanza da lavoratrice, andai a posteggiare , mentre mia madre andò in roulotte ad aprire le finestre.
E la radio.
Ricordo l’indomani, un amico-collega (che ancora non era diventato giornalista e si occupava di trasmissioni radiofoniche) venne a trovarmi in campeggio con un suo amico rosso, non ricordo altro di lui: non parlammo d’altro, eravamo increduli.
Oggi ancora qui, a pensare, a ricordare un’altra pagina nera di questo nostro triste paese.

musica

un fantastico luglio

perché, nella vita – secondo me – bisogna sapersi accontentare

 

Felice di abitare a due passi da luoghi come questi,
felice di poterne godere,
felice di poterli raggiungere coi bus, col treno, a piedi,
felice di poter condividere con qualcuno,
felice di essere andata al mare ma anche di aver camminato,
felice di un mese di cielo azzurro, mare blu e tanto verde.
P.S.:
Grazie alle cicale che mi hanno tenuto compagnia.