cuori impavidi

Esci dal lavoro con un cartonato (altezza naturale) piegato in due, raffigurante Mel Gibson in Braveheart elsa compresa, infilato in un sacchetto della spazzatura.
Incontri il tuo compagno alla Coop, finisci il giro con il cartonato sotto il braccio e poi nel carrello, e gli dici, “me le fai due foto con Wallace?”, lui ti risponde, “fuori che secondo me qui si incazzano”.
Stai per uscire e lui vede la cabina foto, e dice “questo è il posto giusto”, tira fuori dal sacchetto Mel, e ti scatta la foto mentre i tossici fuori urlano “Braveheart, troppo forte” e non si domandano cosa ci faccia in una cabina foto assieme a una che i 15 li ha superati da eoni.
Esci prendi il bus, e lui lo tiene davanti e poi ti dice “scendiamo al capolinea, così ti faccio due foto”.
Beh,  e se non lo avevi ancora capito,  capisci che lui è l’uomo giusto.

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Ilaria Cucchi

Molte volte mi è capitato di provare un senso di fastidio nei confronti dei parenti delle vittime di ingiustizie, errori giudiziari, calamità.
Quelli che sono subito pronti all’intervista.
Quelli che piangono o urlano.
Ma mai mi è capitato di provarlo nei confronti di Ilaria Cucchi.
Mi sono domandata – ma non l’ho mai espresso – se fosse giusto mettere tutti noi a disagio con lo sbandieramento di quella foto che così tanto ci imbarazza, perché ci mette davanti ad un fatto al quale abbiamo paura a trovare risposte.
Negli anni, ho visto passare sul  volto di Ilaria Cucchi dolore, rabbia, determinazione, stanchezza, ma mai rassegnazione
Il dolore è ancora tutto lì anzi, se mai, ha trasformato quel volto, ne ha cambiato i tratti.
Ma ogni volta che la vedo, che la sento parlare, capisco cosa sia il coraggio.
E quasi la invidio.
E la ammiro.
E le voglio bene.

Genova per voi

Eppure vi piacciono le canzoni dei nostri cantautori ma nonostante le amiate, su noi, non vi hanno insegnato nulla… I nostri – a differenza di quelli che parlano delle città – parlano di noi. Che poi noi in realtà siamo un po’ come questa terra lunga stretta e in salita. Questa terra faticosa e poca che ci ha spinti ad andare lontano. Questa terra avara che ci ha insegnato a non sprecare. Questa terra che ci ha insegnato ad accogliere. Infatti noi da sempre temiamo il foresto ma solo se è spaccone e viene a raccontarcela. Per il foresto che ha bisogno, noi ci siamo. Apriamo con parsimonia le nostre case, con circospezione ma quando sei dentro sei padrone di tutto quel che abbiamo. Siamo stati abituati – pur abitando in una città così particolare da essere unica al mondo – a non vendere nulla come fantastico. Se vieni ti porto in giro e ti faccio scoprire le cose meno conosciute ai turisti. Ti faccio scoprire il nostro carattere che si è formato qui tra storia, pietre nere, marmi, mare e navi. La città arrivando dal mare ti accoglie e si mostra per quello che è : un abbraccio di benvenuto. Siamo strani è vero ma se hai voglia e pazienza per scoprire quel che c’è sotto la scorza resterai ammaliato da quel che possiamo donare. Questo dovevo alla mia città e ai suoi abitanti. E va ben oltre alla stranezza della focaccia nel caffè latte.

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e sono 35

35. Sono proprio tanti. 11 in più degli anni che avevo.
35 come gli anni che aveva la mamma quando sono nata.
Agosto, che lo sai, ho deciso è per me – assieme ad aprile, che detiene alcuni record – il più crudele-crudele due volte, dei mesi.
Continuano a succedere cose qui sulla terra, e quella che fa schifo è che la Gianna, anche se è ancora qui, è come se non ci fosse più.
Se ne sono andate la sua salute e la sua testa.
Il suo carattere di merda, no.
Quello è rimasto, assieme alla sua altezzosità, alle sue recite magistrali, al suo egoismo smisurato.
Ma se io sono qui, a scrivere, con tutto il bene e il male che mi porto dentro, con tutti i miei difetti ma anche con le cose che so fare (tante, a differenza di tante persone, tutte un po’ male, ma le so fare) è merito suo. Vostro.
Celebro, oggi, il tuo allontanamento e anche il suo, che tra la sua condizione e il maledetto cancro che ti ha portato via in due mesi, non saprei cosa scegliere.
E’ la vita.
Certo che sì.
E’ un po’ come se ci fosse al mondo un solo allergico ad una sostanza, pochissime le probabilità di morire per quello, ma se l’allergico sei tu, ecco che la visione delle cose cambia: tutto nel momento che ti resta tra la vita e la morte ruota attorno a te, sei tu il centro del mondo e te ne fotti del resto.
Non c’è mai stato un anniversario di questo giorno felice, chiaramente, che qui non siamo scemi o ipocriti, ma questo credimi Nando, fa proprio schifo assai.
Continua a girare nell’aria e ogni tanto soffiami sul collo.
Ti segno queste date: tu sai.
09-02 – 29-08-2018
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pensieri sparsi

Questa mattina stavo percorrendo a piedi via Gramsci e ho visto centinaia di arabi in darsena.
Ne ho incontrato uno, l’ho fermato “Celebrate la fine del Ramadan?” Si’, mi ha risposto con un sorriso, che ho ricambiato sfiorandolo.
Non amo nessuna religione, e neppure i legami che impone, le leggi, le regole, e pure
quello che con la religione alcuni riescono a fare ad altri.
Ma questa mattina, mi pareva solo una festa: famiglie intere correvano verso la Darsena.
Loro erano lì, rivolti ad est, ed io per un attimo son volata via con la fantasia, sopra minareti e sopra migliaia, milioni di persone nella stessa posizione nello stesso istante.
Ho volato su un tappeto come nelle favole e ho visto solo uomini, fatti di carne e sangue.
Ho ricordato che anticamente c’era un moschea al molo, non ricordo come lo so, forse da carte dell’archivio di stato, forse da racconti.
Qualcuno dice nel 600, qualcuno dice da molto tempo prima.
Genova è città di scambi, di mercanti, di viaggi, di mare.
Genova è città d’accoglienza, e lo sarà per sempre.

il mio bar è differente.

Sono le persone che fanno la differenza.
E non è una frase fatta.
Il bar che frequento a De Ferrari (piazza centrale di Genova) ospita un clochard e una donna con problemi psichici.
Il clochard, nominato in casa mia “il puzzone”, viene invitato a sedersi fuori (il bar non ha tavolini interni) e gli viene offerta la colazione, o dal bar o da qualche frequentatore del bar.
Quando bivacca sotto l’arco dei portici dell’Accademia, un ragazzo del bar gli porta qualcosa da bere e da mangiare.
Questo accade sempre, non un volta ogni tanto.
Non ho mai sentito un avventore lamentarsi, anzi, per l’appunto lasciare se mai qualcosa di pagato.
La persona con problemi psichici è una donna che entra e parla da sola.
Non l’ho mai vista “disturbare” un cliente, parla da sola e con il gestore del bar.
Lui le da retta, quando forse esagera un po’ la invita fuori: non l’ho mai visto trattarla male, le parla come le parlerebbe un infermiere, un parente.
Vado da tempo in questo bar per molteplici motivi: sono gentili, efficienti, hanno il caffè e brioches fornite da tre laboratori di pasticceria, preparano loro panini, focacce ripiene, e ogni sorta di ben di dio salato si possa trovare.
Li ho visti servire un cognac ad un tizio che “ho i soldi in macchina adesso arrivo”.
Non li ho mai visti trattare male qualcuno.
Sono di diverse nazionalità, italia, sud america, est e lavorano come un unico corpo e testa.
E penso che se sei intelligente e con un po’ di umanità, sai come muoverti per allontanare – se proprio ti rovina il decoro del locale, (che dio ce ne scampi e liberi da un certo tipo di decoro) una persona in difficoltà, senza comportanti per forza da pezzo di merda.
Il malessere, la malattia mentale, il disagio sociale, la povertà stanno dovunque, non serve combatterle tutte queste diversità, bisogna essere in grado di risolverle.
Basterebbe ricordare che niente è per sempre e che ci vuole un attimo a scivolare e a ritrovarsi dall’altra parte.
Volevo dirvelo, il mio bar è differente.

Gli amici della Pizia

Tu passi la tua vita a cercar di capire le persone, il loro vero essere, se sono belle dentro come lo sono fuori, se sono doppie o triple, bugiarde o esseri divini…
Poi un ragazzo americano, annoiato al college,  inventa fb e loro stesse,  la loro vera natura te la presentano su un piatto d’argento, mandando affanculo in un attimo qualsiasi teoria sull’intuito e sulla conoscenza.

… casca la terra … tutti giù per terra!

ieri su fb ho scritto due post di due righe e poi li ho cancellati.
ho pensato molto a come esprimermi (e sì, lo so, a me viene da esprimermi su tutto quel che mi circonda, ma d’altronde vivo nel mondo e in questo accadono cose, anche se in molti non se ne accorgono – o se ne fottono).
ho pensato e ripensato, letto sentito in tv, esperti, giornalisti, politici e politologi, Di Maio e Salvini dalla D’Urso, Calenda che critica Di Maio e Salvini dalla D’Urso, Di Battista che risponde a Franco, Giorgetti che dibatte con Calenda, chi difende Mattarella, chi invoca l’empechement, chi iostoconmattarella, chi scende in piazza a difendere Mattarella ma quando c’era da difendere l’articolo 18 si è girato dall’altra parte, chi fa comunicati a difesa del Presidente e pochi a difesa dei lavoratori, chi vuole salvare i nostri risparmi, chi se ne fotte dello spread, chi “sono molto arrabbiato”, chi rispolvera la trasmissione, chi o si fa il governo mio o si torna a votare, chi invoca la sinistra, chi cerca in tutto questo marasma di guadagnare il terreno perso, chi si indigna e chi si lagna.

“Sapete che vi dico?, sapete che vi dico? Che ve l’andate a pigliare tutti quanti nel culo!” (cit.)

le discese ardite e le risalite… da evitare

Ieri sera all’uscita dal lavoro ho “fatto uno dei miei giri”.
Mi mancava questa sorta di vacanza quotidiana.
Ho studiato un percorso che prevedesse poche “discese ardite”, che le “risalite” non sono le peggiori.
Ho cominciato a camminare con grande paura, che il piede destro in giornata non era stato di umore felice mentre il ginocchio era restio ma ubbidiva, come i bambini trascinati al ristorante, al tavolo con i grandi: stava zitto ma si capiva che avrebbe potuto attaccar a piangere da un momento all’altro.
E invece, tutto molto bene, senza fatica un’ora e un quarto di passeggiata: ho rivisto parte di quei luoghi che ogni sera a letto, “facendo la macchina” vedevo e rivedevo nella mente con tanta malinconia.
La prima uscita dall’autunno scorso, quando mi ero ripromessa che la mia alba sarebbe stata un giorno di febbraio, e invece per varie vicissitudini, tempo e malanni, eccomi qui, ad aver rimandato al 23 maggio.
Giornata piena: giretto al mattino, e questo tuffo pomeridiano nel verde e nel mare
Ieri, l’aria profumava di gelsomino (o rincospermo, che mica li so distinguere).