oggi più che mai

11065923_518398838307121_4641441000137628940_n

foto dal web

Annunci

…ma il cielo è sempre più blu!

Gran bel giro ieri pomeriggio.
Uscita dal lavoro, sono salita da Via San Martino e proseguito per
via di Serretto, attraversato via Orsini e presa Via Eleonora Duse, che sbuca in via san Pio X, e poi via Castagnola, via Sclopis, piazza Codevilla, via Chighizola, via Argonauti.
E poi presa Via Urania e proseguito per capo Santa Chiara, e poi ridiscesa a Boccadasse per Via della Scalinata (affacciata sulla piazzetta di via Dellacasa), risalita per via Aurora (*), Corso Italia, Corso Marconi, Via Rimassa.
Non sapevo se ce l’avrei fatta, il caldo ieri sera alle 17,50 era veramente opprimente, l’umidità mi ancorava le gambe al terreno.
Ma avevo comunque voglia di arrivare al mare, e per farlo dovevo scegliere strade umbratili.
Una volta arrivata a Sturla per caso sono arrivata a decidere per la salita.
Tempo fa ho dichiarato “che vado a camminare in piano” ma mi sono accorta di dire una bugia enorme: di strada in piano, ma proprio in piano credo ci sia solo l’ultimo tratto, quello per arrivare dalla foce al capolinea del bus.
Per il resto mi sparo molte discese e anche qualche bella salita.
Sempre molto contenta di questo “ritorno lungo a casa”.
Sempre più felice di finire la mia giornata con questo giro in compagnia di me stessa, con tutti i sensi amplificati.
Mi auguro non mi passi questo entusiasmo, perché è la cosa più bella che  mi sia capitata in questo anno, sino a questo momento.
Il clima ci ha regalato da febbraio (a parte un po’ di maggio) sole e luce, ed è un aiuto considerevole nella scelta del camminare.
Una specie di vacanza giornaliera, una gioia per gli occhi e per tutti i sensi: gli odori e i profumi che si susseguono non si possono spiegare e mi dispiace perché sono una parte determinante nell’appagamento totale.
Un’estate infinita di colori, odori, sapori.
Eh, sì.
La pausa gelato.

(*) scusate, via Urania, non Aurora.

fatti non foste per viver come bruti

Prendete una bambina adottata.
Fatele dire dai genitori adottivi che il vero padre (che abusava del fratello che è sparito) è morto.
Cambiate scena.
La bambina è diventata donna e ha sposato il figlio della famiglia che la ha adottata, ma subito, al ritorno da una cena il figlio sparisce.
Arriva il poliziotto gay che ha la storia con un insegnante, che però vorrebbe chiedere alla poliziotta sua collega innamorata di lui se potesse far finta di essere la sua fidanzata da presentare al padre che dopo aver seppellito tre mogli sta arrivando a Bolzano da Bologna.
Nel frattempo una scopata tra i due ci esce.
Arriva il padre che è all’ultimo stadio di un cancro.
E siamo solo all’inizio.

Poi ci si aspetta la bella figheira, Pedro, l’anatomopatologo simpatico e la fredda nordica pilota di auto da corsa.

Sapete di cosa sto parlando?

 

P.S.: che si sia a Bolzano lo si deduce solo dal fatto che ad un certo punto si sa che nevica e che vengono citate località vicine.

 

Vite di merda

Da piccola avevo tre desideri:
1) possedere delle parrucche
2) possedere una macchina da scrivere
3) passare una notte intera in un grande magazzino a provarmi tutto, ma proprio tuttotutto.

Oggi, a 60 anni, possiedo una macchina da scrivere

fatti un sindaco tutto tuo

Sono sconvolta ed incredula davanti al proliferare di liste che si stanno affacciando al panorama genovese per la candidatura del futuro sindaco di questa nostra povera città.
La frammentazione ha vinto, e adesso, piccoli piccoli, uno contro l’altro, con nomi improbabili, certi dei loro programmi che nessuno ha ancora letto.
Corrono tutti come formichine impazzite convinti di avere la verità in tasca.
Tante piccolissime liste civiche: e il povero Dumas – che ne aveva fatto un punto di forza dei fantastici 4 – si rivolterà nella tomba.

 

 

#solisimuore

le strade aperte

La cosa triste di quando mi metto a scrivere un pezzo che ho pensato poche ore prima, è che non ricordo l’argomento, allora comincio a scrivere sperando riaffiori, perché in realtà un timido bagliore, là in fondo, lo vedo.
Ho vissuto per trent’anni della mia vita (escludendo il primo e uno di mezzo in cui ero sposata) nello stesso luogo.
Una periferia orribile, in cima ad una salita, in una strada privata e chiusa.
Sotto la Madonna del Monte, (che era l’unico aspetto positivo, visto che lo si poteva raggiungere a piedi) lato Marassi – Quezzi e non San Fruttuoso che secondo me è molto più bello.
Insomma per anni io ho avuto la fobia della strada chiusa: non si arriva da nessuna parte, si può posteggiare, girare l’auto, per dire – ma si deve tornare indietro.
La finestra della mia camera per fortuna si affacciava sulla strada sotto, che è una via orribile pur essa, ma almeno non è chiusa.
La mia prima casa da sola, è stata una casa tutta a sud, dalla quale si vedeva, la ferrovia, la sopraelevata, la ferrovia portuale, il porto con le navi, una fetta di cielo infinita dove passavano tutti gli aerei diretti all’aeroporto.
Di fronte, laggiù, oltre tutto questo, la collina di Carignano, con la sua chiesa, a sinistra il campanile di Prè  e le cupole di vetro che si vedono solo quando batte il sole.
Va beh, tanto io lì non abito più ed è inutile che mi dilunghi in meraviglie che non ho più sotto gli occhi.
Tutto questo, per dire che questa mattina sono uscita di casa (abito vicino a quella meraviglia ma non è più quella) e ho cominciato a camminare, pensavo a quel che vedevo: il porto, la chiesa di San Benedetto – quella del Gallo -, i Giardini del Palazzo del Principe, la stazione Marittima, e poi entrando in porto, un treno è passato sulla linea sotterranea, ed è stato in quel preciso momento che mi è venuto in mente di scrivere un pezzo sulla meraviglia di vivere in una strada aperta.
Ho continuato a camminare pensando a quel che avrei scritto e a guardarmi intorno, il museo del Mare, la Darsena, Il bacino di Carenaggio, la Marina Porto Antico, il Galeone Neptune, l’acquario, il bigo, Palazzo San Giorgio , nelle cui prigioni è stato recluso Marco Polo, e Via San Lorenzo e la sua Cattedrale.
E mi dicevo quanto ero fortunata, a vivere in una zona – che non è sicuramente la più bella del mondo, –  ma che  permette in mezz’ora di vedere cose che voi umani…

le foto sono mie

Ciao Carlo

E’ uno dei primi ricordi che ho del lavoro.
Era il mio secondo giorno di impiego: 6 ottobre 1979.
Ero nella stanza, che occupo ancora oggi (dopo una pausa di circa 5 anni) e tu arrivasti.
Non mi avevi ancora vista.
“Quanti anni hai? – mi chiedesti un po’ brutalmente
“22” risposi io
“Ecco, adesso ce l’hai nel culo per altri 38″
E te ne andasti.
Non l’ho mai dimenticato.
Ricordo le nostre cene con tutta la programmazione: festeggiavamo quasi ogni volta che si terminava un programma.
Villalvernia, il paese che amavi e al quale avevi dedicato ricostruzioni storiche.
La caccia e i tuoi amici cacciatori, sempre pronti a riunirsi intono ad un tavolo che fosse buona o cattiva stagione, il fagiano, le storie delle tue figlie, Maria sempre accanto, il biliardo che avevi cominciato a seguire, la tua risata contagiosa, il tuo ottimismo.
Non sono d’accordo con chi dice di chi parte ” gli volevano bene tutti”, ma per te, trovare una persona alla quale tu non piacessi, è veramente difficile.
Che ti dico?
Che resterà di te un pezzo nei miei ricordi.
Siamo stati colleghi, e oserei dire anche amici, anche se ci sentivamo solo due volte l’anno: tu mi chiamavi la vigilia di natale, io per il tuo compleanno, il 4 marzo, e spesso lo anticipavo.
Quest’anno per Natale mi hai mandato un sms, io per il compleanno ho avuto paura e non ti ho mandato nulla.
Un altro rimpianto.

massa

(foto ricordo di Guido Benvenuto, che ringrazio)