“Cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo a uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina? Si è morti, si dorme il grande sonno e ci se ne fotte di certe miserie. L’acqua putrida e il petrolio sono come l’aria per noi. Si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di essere morti male, di essere caduti nel letame. Quanto a me, ne condividevo una parte pure io, di quel letame, ora.”
“Il grande sonno” di Raymond Chandler
Chissà perché quando penso alla morte, ai morti, mi vengono alla mente solo questo pezzo, e la citazione, che di preciso non si sa da dove sia presa, del titolo di un film che amo molto: “la prima notte di quiete”, che sarebbe la prima dopo morto, perché è la prima notte che dormi senza sognare.
Non ho il culto dei morti, non l’ho mai avuto: odio la beatificazione del morto, il morto merda resta una merda e non lo rimpiangi, e quello che avrebbe avuto ancora da dire da vivo, resta vivo per sempre. E bon. Che tanto il ricordo è dentro, vivo, un po’ meno se passa il tempo, mentre il corpo alimenta i vermi che concimano la terra. Ma a solo quello serve. E non è poco a pensarci bene. E poi sta schiera dall’altra parte sta aumentando in modo vertiginoso, e ricordarli tutti nello stesso giorno, non fa proprio per me. A me piace ricordarli quando vogliono loro essere ricordati, non a comando.





