Sono le persone che fanno la differenza.
E non è una frase fatta.
Il bar che frequento a De Ferrari (piazza centrale di Genova) ospita un clochard e una donna con problemi psichici.
Il clochard, nominato in casa mia “il puzzone”, viene invitato a sedersi fuori (il bar non ha tavolini interni) e gli viene offerta la colazione, o dal bar o da qualche frequentatore del bar.
Quando bivacca sotto l’arco dei portici dell’Accademia, un ragazzo del bar gli porta qualcosa da bere e da mangiare.
Questo accade sempre, non un volta ogni tanto.
Non ho mai sentito un avventore lamentarsi, anzi, per l’appunto lasciare se mai qualcosa di pagato.
La persona con problemi psichici è una donna che entra e parla da sola.
Non l’ho mai vista “disturbare” un cliente, parla da sola e con il gestore del bar.
Lui le da retta, quando forse esagera un po’ la invita fuori: non l’ho mai visto trattarla male, le parla come le parlerebbe un infermiere, un parente.
Vado da tempo in questo bar per molteplici motivi: sono gentili, efficienti, hanno il caffè e brioches fornite da tre laboratori di pasticceria, preparano loro panini, focacce ripiene, e ogni sorta di ben di dio salato si possa trovare.
Li ho visti servire un cognac ad un tizio che “ho i soldi in macchina adesso arrivo”.
Non li ho mai visti trattare male qualcuno.
Sono di diverse nazionalità, italia, sud america, est e lavorano come un unico corpo e testa.
E penso che se sei intelligente e con un po’ di umanità, sai come muoverti per allontanare – se proprio ti rovina il decoro del locale, (che dio ce ne scampi e liberi da un certo tipo di decoro) una persona in difficoltà, senza comportanti per forza da pezzo di merda.
Il malessere, la malattia mentale, il disagio sociale, la povertà stanno dovunque, non serve combatterle tutte queste diversità, bisogna essere in grado di risolverle.
Basterebbe ricordare che niente è per sempre e che ci vuole un attimo a scivolare e a ritrovarsi dall’altra parte.
Volevo dirvelo, il mio bar è differente.

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