Ieri sera all’ uscita dal lavoro sono andata a percorrere uno di quelli che io ho battezzato “passaggi urbani”.
Non sono veri e propri percorsi, ma strade alternative, per avvicinarmi a casa a piedi.
Può accadere che –  percorrendo strade a me sconosciute –  io mi ritrovi un po’ in trance.
Camminare a piedi, da sola, senza telefono o musica nelle orecchie, è una sensazione che mi avviluppa: mi guardo intorno, con gli occhi lontani o in alto, e scopro continuamente qualcosa che non avrei mai immaginato.
Lo so che a dire così  pare che non mi sia mai mossa, ma non è così, è proprio il gusto di scoprire strade nuove, alcune delle quali, non conosceresti mai se non fosse che in quella via abita qualcuno che conosci,  oppure vai a fare una visita specialistica in qualche clinica, che è facile trovare in questi paraggi.
Ieri ad un certo punto del mio passaggio, non sapevo più dove mi trovavo (non mi ero persa, che qui basta che cerchi di scendere al mare ed è fatta), avevo un senso di straniamento, quasi mi pareva di essere in uno dei miei incubi ricorrenti: sono per strada, in genere è notte, cammino. Poi per qualche motivo prendo una strada che non conosco e non riesco più a tornare indietro, e più ci provo e più mi allontano. Provo a svegliarmi ma non ci riesco.
Non c’era però in questo caso senso di angoscia o di timore di non ritrovar la strada (mi muovo solo con la luce) ma un senso di appagamento totale, come quando arrivi per la prima volta in una città nuova e tutto ti appare meraviglioso, anche se, poi rivisto una seconda volta, quando l’effetto sorpresa è stato addomesticato e già sai come muoverti, non è neppure così meraviglioso.
Sono le sensazioni che ti assalgono, gli odori, gli incontri (pochi esseri viventi a parte qualche uccello, scoiattolo, gatto) e questo senso di libertà e di leggerezza: procedo quasi in automatico, e non mi pesa quasi mai la strada che faccio.
Ieri ho percorso circa 4 chilometri (dice così la guida Michelin che consulto una volta concluso il passaggio): ancora tra San Martino, Albaro, Corso Italia, che per chi non conosce Genova vuol dire, grosso modo tre strati di città, collocati a levante.
La prima zona popolare e popolosa è San Martino che si contamina con Albaro, nata in collina, e che se poi si scende verso il mare (come faccio io, trasversalmente) si attraversa un strada, che porta al centro, e allo strato inferiore ancora una strada molto larga quasi livello mare, e poi Corso Italia, la strada del mare, che se fosse fuori città sarebbe Aurelia.
Va beh vi metto una cartina con la legenda così si capisce.

penna blu = zona popolosa
penna rossa = zona ricca da sempre, era la campagna dei genovesi
penna nera = zona ricca un po’ da cagoni
evidenziatore = zona ricca mare ma una volta anche vecchi pescatori

Cattura

I pensieri di ieri sono stati:

– quanti palazzi e zone benestanti ci sono in questa città dai mille umori (giardini, parchi, alberi e quiete);

– i negozi tipo “la delizia della Livia”, o “bimbibrilli”, negozi totalmente inutili, in vie quasi esclusivamente percorse in auto, e che se non fossero della sorella della cugina del cognato della Marina, nessuno saprebbe che esistono, e comunque come sopravvivono te lo chiedi con grande curiosità;

– che alla fine della storia il benzene se lo cuccano anche i ricchi e in grande quantità (che poi è stata la considerazione che mi ha dato più soddisfazione di tutte).

le foto sono mie.

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