1979.
Fine settimana dell’immacolata.
Deiva marina.
Eravamo arrivati il sabato nel pomeriggio, con amici e Silvano, in campeggio.
Lo facevamo spesso di muoverci nel fine settimana: in campagna dalla nonna di Angela, in montagna quando arrivava la neve (in campeggio da Marcello o in albergo, per noi non cambiava nulla), al mare, in campeggio da Silvano, nelle belle giornate di sole.
La sera del sabato era talmente bello e caldo il tempo che eravamo rimasti in spiaggia sino a tardi – tipo l’una di notte – a mettere le patate nella stagnola sotto la cenere.
Tanto la spiaggia era all’interno del campeggio, a due passi dalla roulotte.
E la domenica era questa giornata di sole.
Non ricordo se prima o dopo questa foto, avevo i piedi nell’acqua (la prima volta che mi capitava di toccare l’acqua di mare in inverno).
E poi, giorni dopo al lavoro, ancora giorni di sole.
E dalla stanza – dove sarei rimasta a lavorare per decenni, anche in questo 2017 – arrivava una lama di luce dalla finestra delle scale, che attraversando tutto il corridoio lambiva la soglia della stanza stessa.
E da quell’anno, io aspetto con ansia quei giorni, e se il tempo è brutto e non arriva il sole, è come se avessi perso un appuntamento.
Anno dopo anno, dal primo anno di lavoro, una liturgia, un omaggio all’ultimo sole prima del dannato inverno.
E mi sono resa conto di averle dato anche un nome.
“la luce dell’8 dicembre” l’ho chiamata.

Nelle discoteche si ballava questo : e lo so…. che ci posso fare?
io-1979

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