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Ho preso a camminare.
Non che non lo facessi, che non avendo più da anni l’auto, è inevitabile muoversi a piedi.
Il sabato e la domenica percorro chilometri, ma è un brutto camminare, ci si ferma, un po’ ci si trascina e la sera arrivo a casa a pezzi senza aver dato un contributo fattivo alla mie gambe e al mio fisico in genere.
Sono partita due sabati fa e ho percorso circa 12 km.
E poi ancora, ma di quelli “male”.
Sono arrivata a casa che non andava molto bene: i miei piedi erano bloccati. Collo del piede e caviglia non permettevano di muovermi, non dico agilmente, ma proprio un cazzo.
Bloccati.
Mi è successo molte volte, quando cammino tanto, e soprattutto quando cammino male, tipo le manifestazioni, le fiere, quel camminare due-passi-lento-fermo-riparto che mi ammazza.
Pazienza, mi sono detta, domani è domenica, vediamo come si mette.
Mi sono alzata ancora bloccata, ma ho visto che in realtà se camminavo mi rimettevo in moto, mi sono vestita e sono uscita.
E così ho capito che i piedi non si sarebbero ribellati a camminare.
E ho deciso che quel percorso – magari non così lungo – doveva diventare qualcosa di familiare e di quotidiano.
I giorni che non vado in palestra, cammino.
4 o 5 chilometri, 6 domenica, nulla che ricordi imprese, semplicemente un po’ di costanza che è quella che a me è sempre mancata.
E accadono cose strane.
L’altro ieri sera arrivata in centro, non riuscivo a fermarmi, dovevo camminare.
Mi sono messa a ridere come una stupida e a pensare “ecco che divento come Forrest gump che non mi fermo più”.
Anche io da piccola avevo un apparecchio ad una gamba simile al suo, non per tenermi dritta, ma per far tornare dritto il mio piede sinistro.
E ieri sera che sono arrivata in Corso Italia e il cielo era pieno di nuvole nere, la luce era plumbea e se ne stava andando, mi sono ritrovata a percorrere a piedi questa strada: non lo avevo mai fatto, a quell’ora, in questa stagione, da sola e di giorno feriale.
E’ stato strano, guardare a ponente e vedere queste nuvole: le immaginavo pesanti, come se non ce la facessero a star su.
Le luci si accendevano, e il cielo era sempre più scuro.
E mi pareva di essere in una città che non conoscevo, non solo, in un mondo sconosciuto.
Camminare senza cuffie, senza telefono è bellissimo: ti concentri sul mondo esterno, e i sensi ti si acuiscono.
Senti tutti gli odori, ogni cambio d’aria lo percepisci, senti uccelli, rumori, qualsiasi cambiamento non ti sfugge.
Purtroppo per non farmi male devo camminare prevalentemente in piano e non è facile trovare strade lunghe da percorrere e non trafficate.
Ieri ho percorso due strade che non avevo mai viste, pur essendo a pochi metri da dove lavoro.
Il ginocchio continua a far male (che anche venerdì scorso mi si è girato – mi esce la rotula e rientra da quando sto in piedi, e più o meno da quando avevo 3 anni) ma riesco a dominarlo.
Penso che tra appena un mese, le strade si riempiranno di corridori, ma troverò “passaggi urbani” alternativi.
Per adesso, cercherò di vedere il mare quasi ogni sera.

musica di Lee Hazlewood

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