Giorni fa ascoltavo una trasmissione su radio tre alla quale è intervenuta una  – credo – professoressa tirata in causa per il caso dei laureati che non conoscono l’italiano che spiegava l’impoverimento della lingua, il cattivo uso dei vocaboli e soprattutto l’uso limitato che si fa degli stessi.
Portava ad esempio un caso che spesso mi fa incazzare: per il ricordo di un avvenimento luttuoso si dovrebbe usare il verbo commemorare e non celebrare.
Ecco, io sono una piccola autodidatta, ignorante, ma quando sento persone che dovrebbero parlare corretto, per esempio in tv o radio, sparare minchiate ed ovvietà a raffica, – il pelo mi si rizza sul braccio, ma – anche – mi trema proprio il polso, e anche un po’ la tempia quando l’ignorante usa il sarcasmo senza sapere di farlo.
Risulta saccente e fuori luogo.
Presente la persona che quando risponde si capisce che si è documentata un instante prima?
L’ignorante in ripresa si chiama.
E’ l’ignorante dentro – mica c’è solo il bastardo.
E’ quello che inesorabilmente esce alla luce.
Un po’ come per i cartoni , con “ammazza la vecchia col flint”.
Non ce la fa.
Deve uscire.
Non ti sforzare.

Esci l’ignorante che è in te, starai meglio.

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