… metto la freccia a destra, rallento, la marcia gratta, (cazzo, è tanto che non guido, mi sa che devo fare un po’ di pratica),  fermo l’auto per fare rifornimento. l’omarino mi dice “la lasci pure qui, vede che fila che c’è? si vada a fare un caffè, ci penso io”. scendo, gli lascio le chiavi e mi avvio verso il bar. non è di quelli moderni. è uno di quelli in legno, da fuori pare un saloon. Sì, sarà pure fuori moda ma è così bello, caldo, accogliente. Spingo la porta e dentro è proprio come me lo sono immaginato: la macchina del caffè è vecchia ma lucente; i panini esposti non sono il solito camogli con il prosciutto morto ma delle belle rosette all’acqua con la mortadella, prosciutto, salame che esce dai lati; sui bicchieri riflette la luce che arriva da fuori, e stanno in bella mostra tutte le spume del mondo: bitter, ginger, chinotto, aranciata, sanguinella … io non sto nella pelle… le voglio ordinare tutte. e hanno pure la gazzosa con la biglia… non l’avevo mai vista, ne avevo solo sentito parlare. la ragazza dietro il banco con un sorriso, mi fa cenno di sedermi ad un tavolo. mentre mi allontano per andare a sedermi, do un’occhiata dietro di me: davanti alla ragazza, su uno sgabello sta seduto un ragazzo con una tuta da meccanico – l’unica persona in tutto il locale – ha l’aria stanca, ma la guarda rapito. gli occhi gli ridono. Si capisce lontano un miglio che è innamorato cotto. cotto come il prosciutto. penso tra me, adesso questa non arriva più e invece non faccio tempo a sedermi che già mi è accanto e dice “comandi?”. mi sento una merda. sono confusa. mi spiace li ho interrotti. Si vede che stanno sognando, e costruendo. Le sorrido, mi alzo: “Che sbadata… non ho guardato l’ora, sono in ritardo, mi dia una spuma, alla sanguinella… vengo al banco”. mi sorride pure lei. ha capito. bevo in fretta, pago, esco.

non si deve MAI portare via tempo ai sogni.

venerdì, 28 settembre 2007

musica

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