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Lo so ci sono gli auguri, i botti, i brindisi e le pance piene.
E ci si spertica a più non posso per dare un senso a tutto questo.
E io vedo il bicchiere mezzo vuoto, perché ieri a Genova (tra quelli che conosco, che vuol dire un nulla in confronto al mondo) hanno chiuso un’edicola, una libreria e due negozi storici.
La fontana è sfavillante di luci, così come la facciata del palazzo della Regione, che brilla di luce gialla e ricorda il sole pure la notte.
Buon anno, buon anno, sii meno cattiva e più ottimista.
Comincio l’anno nuovo con tre rogne personali vecchie ancora in piedi e con ancora fresca una cesta di dolori che hanno colpito persone a me vicine.
Un anno pieno di tragedie per le quali credo nessuno si possa dichiarare innocente.
Ieri sera ho rivisto le immagini dell’incidente nelle Puglie, lamiere contorte tra gli ulivi…
Non riesco a dimenticare per una sera tutto questo.
Non ce la faccio, mi spiace.
E non credo neppure per finta che augurando tanto bene si possano cambiare le cose.
Forse si può cambiare, ma dipende dai fatti e non dalle parole.
Comincio questo nuovo anno.
E – per come vanno le cose – è già qualcosa.

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