L’8 settembre della mia infanzia e adolescenza non era una data importante per l’Italia, ma per me, in quella infinitesimale fetta del mondo che occupavo, sì, lo era.

L’8 Settembre a Belforte Monferrato c’era la festadellamadonna.
Non sono mai stata una bambina cattolica, ma don Wandro sapeva come prendermi: l’oratorio con il calciobalilla, e l’organo: sì, mi lasciava suonare l’organo.
Alla sera alle 21 il rosario e io una volta gli dissi che non ci andavo perché lo facevano in latino, e non so come ma cominciarono a farlo in italiano.
E poi cantavo. A rosario e pure a messa.
E andavo a suonare l’organo.
E don Wandro mi faceva anche suonare i bottini.
Adesso, qualche malizioso penserà male, e che stia dando un doppio senso a quel che dico, invece è tutto vero.
Insomma io volevo parlare dell’8 settembre, che era sì una festa religiosa, ma per 3 giorni 3, alla società arrivava l’orchestra e si ballava.
E don Wandro si incazzava, che invece di stare in oratorio a vendere i biglietti della lotteria, si scappava a ballare.
E poi, dopo l’8 settembre, una tristezza… che il lunedì dopo, cadesse il mondo noi si tornava a casa.
Qualcuno che aveva i nonni restava, ma io no, città, e fine serate alla fontana, in società, feste da ballo nei garage.
Fine di tutto.
Altro che armistizio, una vera merda, l’inizio della guerra all’inverno.

fine introduzione

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