Ho trovato del tempo perso in un angolo.
Era lì, abbandonato con un biglietto accanto “tempo perso, ovvero tempo libero buttato via per mancanza d’occupazione”.
Mi son guardata attorno: nessuno mi vedeva e l’ho raccolto.
E non è mica la prima volta eh, che lo faccio, no no.
E non mi sono sentita affatto una ladra.
Assolutamente no.
Piuttosto una “riciclatrice” del tempo perso.
Lo raccolgo, e lo uso.
Una volta gli ho chiesto “ti sei perso, tempo?”
e lui “sì, ma ti ringrazio per avermi raccolto, mi sentivo così inutile”
“Ma grazie a te – faccio io – figurati! Ne trovassi tanto.
Sai,  quando sto lì sdraiata, con gli occhiali e il cappello e tutti pensano che io dorma – quando mi tiro su,  me lo chiedono “dormivi?”, e quando rispondo “no, per la verità avevo del tempo perso che mi avanzava e lo stavo usando”, non mi credono mai -, dicevo, quando sto lì, in realtà non mi basti mai.
Tu  sei quello che mi permette di pensare, oppure no, a volta persino di partorire stronzate come queste.
Grazie, comunque grazie, per avermi insegnato a divertire in compagnia di me stessa.
Un libro, la radio, un uncinetto, le perline, un taccuino e te: sta tutto in una piccola borsa che porto sempre con me”.
“Non pensavo di contare così tanto – fa lui, con la lacrima all’angolo dell’occhio, ma allo stesso tempo rinvigorito, tanto da parer un altro.
“Sai tempo, se non fosse per te io non sarei come sono. E se ti perdi un’altra volta cercami.”
Ci siamo salutati con una promessa: appena possiamo ci rivediamo.
Abbiamo da fare un mare di cose il tempo perso ed io.

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