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bruges la morta – georges rodenbach  – fazi

Dopo la presentazione di Marco Lodoli e prima dell’inizio del breve romanzo, si trova un’avvertenza dell’autore in cui ci invita a considerare Bruges un elemento del romanzo e non uno sfondo o una cornice.

Chiede al lettore di ricreare le atmosfere descritte per poterne subire l’influsso.
Un po’ come si fa con i romanzi di Simenon, che arrivano neppure 50 anni dopo questo.
Bruges l’ho scoperta da pochi anni: me ne parlò un’amica che stava andando a visitarla e mi parlò di “In Bruges”, il film che si era avidamente “bevuta”, proprio per prepararsi a questa città straordinariamente affascinante e triste, a quanto si dice, come nessuna al mondo.
Il film narra di un killer nascosto a Bruges, che altro non ripete per tutto il film, che cosa mai si possa fare in questa città e non si da pace, non tanto della sua situazione disastrosa, ma del fatto di trovarsi a Bruges (ancora una volta Bruges è parte integrante della storia).
Neppure Venezia in versione invernale, riesce, con le sue nebbie, miasmi e tristezza, ad equiparare la malinconica Bruges (questo a detta di molti che hanno avuto il piacere di visitare le due città).
Strade deserte, vecchie case di mattoni affacciate ai canali, tetti a punta, comignoli, tutto ancora oggi riporta alla città dolente.
Una città privata di qualcosa: l’accesso al mare che l’avrebbe fatta grande.
E torno al romanzo.
Lodoli nella presentazione:” … si può sempre cucire un rapporto tra Rodenbach e i nostri crepuscolari, indovinare la stessa stoffa grigia e lisa, le stesse toppe cattolicheggianti, i risvoltini d’elegante desolazione simbolista. Ma questo non basterebbe a far sentire la necessità del romanzo, la sua appartenenza all’indistruttibile tribù dei piccoli classici, quei libri che senza incutere eccessivo timore aiutano a comprenderci meglio”.
Io ho ubbidito all’autore, e mi sono immersa appieno- come sempre faccio quando leggo un romanzo di Simenon – nei luoghi descritti, e io credo, che Simenon, Rodenbach l’abbia letto.
Ne ho quasi la certezza.
Chi legge Simenon, e conosce i suoi romanzi, non tarderà a capire che svolta prenderà questa storia.
E chi legge Simenon, sa che – pur con le mille ripetizioni, romanzo dopo romanzo, con l’uomo al centro della vicenda, l’uomo che non è mai un eroe positivo, ma un uomo abbruttito dall’amore o dall’avidità – troverà in questo, un libro che sarà felice di aver potuto leggere.
Non si esce dalla lettura di un romanzo come questo, senza sentire di aver aggiunto un pezzetto di conoscenza al proprio, pur minuscolo sapere.

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