Che poi io non ce la faccio a non pormi domande su come sia possibile esistano donne così.
La scarpa mezzo tacco con cinturino al collo, a punta, ma non troppo, in pelle e vernice, la calza chiara, perfetta, la gonna a tubo bianca, la cintura in vernice nera, il giubbetto di pelle avvitato, il caschetto alla Valentina, che cade a piombo, la borsa nera col profilo bianco, gli occhiali da sole, grandi, le unghie corte, giuste, laccate di rosso cupo.
Dove avete vissuto, ditemelo.
Come siete cresciute così?
Dove avete imparato?
E trovato il tempo per coltivarvi?
Come fate al mattino a essere a posto in questo modo vergognoso?
Avete frequentato delle scuole sin da piccole?
Invece di giocare con le bambole avevate uno specchio sul quale esercitarvi?
Siete andate ad una scuola che vi ha sviluppato l’ego?
Avete mai giocato a pallone contro le saracinesche dei box?
Avete mai giocato a patacche col fango in strada?
Avete mai passato le giornate prima del 23 giugno a raccogliere legna per il falò?
Vi siete mai sbucciate le ginocchia giocando a colore, colore?
Siete mai cadute dalla bici?
Vi siete mai distrutte le ginocchia buttandovi giù dai giochi dal palo di sostegno?
O saltando dei rovi?
Ma dov’ero io quando distribuivano la grazia?
Dove?

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