Un po’ di tempo fa ho scritto che non sarei andata a votare per il referendum visto i risultati dei precedenti.
Non intendo l’astensione, intendo il disattendersi del volere dei votanti.
Da quel post mi sono informata, ho letto, sono stata a sentire e ancora non ero convinta perché mi pareva che comunque non ne sapessi abbastanza per esprimere un voto.
Poi è arrivato lui, il coso e ha detto che questo referendum è inutile, che è costato un sacco di soldi e ci ha consigliato di andare al mare (come quell’altro, quello delle monetine, che proprio stimavo una cifra…), che quelli che votano “sì” sono contro il lavoro, e un sacco di argomenti che piacciono tanto a quelli che orami la vita la pensano come un grande social e lovvano e condividono qualsiasi cosa, soprattutto se piena di retorica, demagogia e non supportata da un benché minimo pensiero proprio (che persino l’ex direttore dell’Eni in un’intervista ha affermato che è una cagata e che non hanno neppure loro nessun beneficio da tenere in vita giacimenti che portano pochissimo risultato).
Altro che le sue affermazioni (del coso intendo) che sostiene che quel che produciamo ci salva la vita e senza quello siamo bruciati, morti, e comunque – in ogni caso – fottuti.
E, forse non sarà illegale, non lo so, ma diciamo che oltre a trovarla “inopportuna” la sua uscita, l’ho trovata una porcata.
Poi è arrivato lui, l’altro, l’emerito, con “legittimo astenersi”, e ti senti ancora più indifesa, presa per il culo, trattata come una merda, perché sai che comunque andrà, vinceranno loro.
E ancora l’intellettuale, il mentore della sinistra che nel suo editoriale del 3 aprile afferma “Speriamo in un’astensione di massa che annulli l’esito referendario e lasci lo spazio per il compromesso”.
Ed eccoli, quelli che dovrebbero – governarci, tutelarci, difenderci, informarci – che antepongono a tutto, i loro interessi (pubblici e privati) a costo di raccontare balle su balle. Tanto chi li scalza, contraddice, disattende?
Allora, in sintesi, vorrei dire al coso, soprattutto al coso, che oggi è brutto tempo qui da noi e al mare non ci vado, che mi fa male – tanto – un piede e non so se riuscirò ad uscire, ma gli dico pure che la scuola dove voto è a pochi metri da casa, e ci andrò anche dovessi trascinarmi.
E voterò Sì.
E voglio pure dirgli che lo so che non si raggiungerà il quorum e che a lui e ai suoi amici, che passi il referendum oppure no, non gliene frega un cazzo, che un modo per fotterci quel poco di strumenti che abbiamo per farci ancora sentire vivi, lo trovano, ancor prima di battere un ciglio, e che le sue riforme costituzionali passeranno nonostante l’altro referendum, quello importante, come pensano loro.
So tutto, ma vado.

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