Secondo me poteva essere il 16 agosto dell’anno scorso quando è arrivato quel messaggio sul telefono di f.
Era una richiesta d’aiuto, sì ma con delega.
Chiedi a lei, diceva, come sto.
Poi una tregua, il 30 agosto era quasi come sempre
Poi l’orrore, a novembre.
Mai mi era capitato di vedere una persona così cambiata, neppure mio padre quando il cancro se l’era già portato via.
Poi più nulla.
Solo piccole e sconclusionate, confuse notizie, mutuate – non si capiva – se dal dolore o dal’incapacità di vedere la realtà di chi raccontava.
Poi, un mese fa, notizie fresche, lucide e orrende.
Prima, pareva, ma non è stato.
E oggi la telefonata.
Se ne è andato ieri sera.
Il resto non conta.
Non conta più nulla.

A me mancheranno un po’ i tuoi progetti confusi, la tua voce, il tuo modo di essere ragazzino e uomo a fasi alterne.
A f. mancheranno i tuoi ritardi perenni, il tuo arrivare di corsa, col casco in mano, trafelato dall’alzata sempre troppo mattutina.

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