Sono con f. alla fermata del bus di via Buozzi direzione Levante.
Il 20, per usare un eufemismo, non è così frequente come lo si vorrebbe.
Vediamo dall’altra parte della strada una coppia di uomini che forse in molti conoscono: un ragazzo in carrozzella, il cui uso delle gambe non è la sola cosa di cui difetta, e l’accompagnatore (uno zio, il padre, il tutore? Mah!), quel che è certo che quando li si incontra ti viene da toccarti, non per il fatto della pedana che deve uscire e che rallenta tutto quello che preoccupa, ma quello che esce dalle loro bocche ogni volta che devono salire, sostare, scendere da un bus.
Il modo dell’accompagnatore è quello di “mia, sto accompagnando un handicappato, a me mi viene tutto, scostati merda” con un accento meridionale (siciliano, forse) che riesce a rendere sgradevolissimo, evocando con il suo modo altri tempi, e altre situazioni; il ragazzo pur non parlando bene, ha imparato i modi dell’anziano, insulta e gesticola, e incontrarli, ripeto è molto spiacevole.
Arriva il bus, salgono i passeggeri, poi vengono chiuse le porte, fatta uscire la pedana, riaperte le porte per far salire il mezzo. Questa è la procedura.
Torniamo al nostro di ieri.
Sul bus viaggiano molti stranieri, molta gente che la pedana non l’ha mai vista uscire, molti idioti, molti incuranti dei problemi altrui, ma basterebbe affacciarsi dalla porta aperta e dire “scusate, potreste spostarvi dalla piattaforma dedicata alla carrozzella che dobbiamo salire, fare manovra e posteggiare?”, invece è più bello maledire, insultare e pensare che tutti sono cattivi e il destino è stato rio e malvagio, e quindi fanculo voi che avete gambe e cervello.
L’autobus arriva, si ferma, l’anziano comincia ad urlare, il ragazzo a gesticolare facendo segni con le braccia, e dicendo “via via, c’è posto, c’è posto, dietro, dietro” e alzando sempre il tono, arrivare ad urla strozzate.
Noi saliamo e per tre/quattro minuti da dentro continuiamo a vedere questa scena.
Poi finalmente tutti si spostano, si chiudono le porte, esce la pedana, si riaprono le porte, la carrozzella sale, non senza intoppi, l’anziano continua a maledire l’universo mondo invocando Mussolini.
L’autista chiude la porta, ma l’ultima non si chiude. Altri 5 minuti di tentativi, poi scende va a vedere la porta, risale ci riprova, riscende. Nel frattempo l’anziano dice che “c’è un bastardo che ha aperto la porta, maledetto che ha aperto la porta, ti ci vorrebbe Mussolini”.
Dopo aver armeggiato ancora un po’, l’autista si arrende e ci dice di scendere.
Una volta a terra vediamo una lunga fila di bus dietro al nostro fermo alla fermata, gente che sale e scende che non ci sta capendo più un cazzo.
L’autista urla “ce la facciamo!” e risaliamo.
Si parte.
Altra fermata sale un bel po’ di gente, comincia a non esserci spazio
Nel frattempo l’anziano ha già maledetto un altro che “è salito al centro per non pagare il biglietto, ti ci vorrebbe Mussolini, maledetto”.
Una signora urla che il braccio glielo stanno staccando. Due tossici con birra dondolano commentando questo mondo perduto. Sale una donna con carrello e vuol salire sui talloni di f. La signora che stava per perdere il braccio urla, la spingono, un signore per farla tacere le dice “si tenga qui”, quella urla che non ce la fa, uno commenta “lo so, lo fanno apposta a farsi male, per farsi pagare”,”ma cosa dice, vorrei vedere lei””non le ha fatto niente” “lo so, ma se non urlavo me ne faceva”, e sopra tutto questo, l’anziano impartisce un perentorio
“autista scendiamo alla prossima”.
Gelo. E adesso?
Arriviamo sulla fermata. L’autista cerca di aprire la porta centrale, l’anziano fa spostare tutti, non perché non passi, ma per la sola voglia di spaccare i ¾ di minchia a tutti.
Uno o due tentativi di apertura porta, chiusura e uscita pedana e si scatena l’inferno.
Una bolgia, tutti che urlano “apra la porta”, “chiuda la porta” “la carrozzella deve scendere”
“la piattaforma non funziona” “apra che devono scendere” “chiuda” “NOOOOOOO” “sì, chiuda, apra”.
“è l’autista che non funziona” “ ma lo sa lei quanto guadagnano?” “bisogna lasciarli a casa” “ci vorrebbe Mussolini” “apra che devono scendere, ma non vede?” “noooo” “Sìììììì”
Io non ce l’ho fatta più e senza accorgermene mi sono sentita urlare “MA VE LI FATE TUTTI QUANTI I CAZZI VOSTRI?”
Il gelo.
Scendono i due mostri, scende la signora, scendono i tossici e la loro birra, scende un signore che prima aveva cercato di spiegarmi – senza che io glielo chiedessi – che la piattaforma doveva uscire, scende la signora con il carrello, la ragazza di colore che mi diceva “sono tutti pazzi”.
Ecco, io devo proseguire la mia corsa, ma guardo l’orologio e mi accorgo che sono già passati 45 minuti ed ho effettuato 4 fermate.
Buongiorno mondo, buongiorno Genova, buongiorno Italia.

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