Anni fa, non so dire quando, ma al più tardi nel 1995, tornai in possesso di quella che io chiamo la mia “scatola della memoria”, la scatola delle lettere che era rimasta a casa di mia madre.
Ogni volta che la apro, trovo meraviglie, ma quella volta, trovai dei tesori – non che prima non ci fossero, ma sino a quel momento non li avevo semplicemente considerati tali.
1° tesoro –  lettera del mio fidanzato dei 16 anni, che non risaliva a quegli anni ma al 1976, anno in cui lui era a militare, nella quale si parlava del terremoto in Friuli.
2° tesoro  – lettera di un amico che era pure lui in quel momento a militare: 1980, terremoto nell’Irpinia.
3° tesoro – lettera di un’amica di Serravalle Scrivia, conosciuta a Sestri Levante nell’estate del 1974, nella quale mi raccontava che era in cassa integrazione perché c’era la crisi dello zucchero e non arrivandone alla fabbrica Novi, presso la quale era operaia, il suo lavoro era fermo: mi tornò alla mente quel periodo, ci si accaparrava lo zucchero perché non si trovava in vendita.

A me fece una grande impressione trovare questi pezzi di storia d’Italia all’interno di lettere che mi erano state inviate, perché probabilmente all’epoca non feci molto caso al fatto di essere in mezzo a fatti che poi sarebbero stati ricordati, ma leggerlo lì, dalle parole di amici, scritte in quel momento, era un’altra cosa.

La stessa cosa di quando racconto ad un amico che Woodstock lo vidi al cinema, nel 1973 e anche I Pink Floyd a Pompei lo vidi al cinema nel 1974.
Così come ricordo la mancanza d’acqua nell’autunno del 1973, e i camion che la portavano e la distribuivano nelle strade, e le targhe alterne nella primavera del 1974, con le nostre conseguenti gite in treno a Santa Margherita e giri in bicicletta sulla statale, oppure il giorno che rapirono Moro, il 16 marzo 1978, mio penultimo giorno di lavoro in un’azienda dove speravo avrei lavorato tutta la vita, o il giorno che uccisero Francesco Coco, l’8 giugno del 1976 e io mi stavo comprando una merenda nel bar di fronte alla scuola,  o tornando indietro nel tempo, quando ci portarono, alle medie, a visitare la caserma dei carabinieri di via Giacomo Moresco a Genova, e vidi su un bancone  la foto segnaletica (era la foto che si vedeva sui giornali, ne fui turbatissima, perché una cosa è leggere i giornali, una cosa sapere che degli uomini, proprio quelli lì, la stanno cercando) di Milena Sutter, una ragazzina di circa la mia età, rapita da una decina di giorni, e che ripescarono senza vita nel mare di Genova, pochi giorni dopo, o l’alluvione di Genova nel 1970, l’affondamento della London Valour  nell’aprile sempre del 70, o l’alluvione di Firenze del 1966, durante la quale scrivemmo a ragazzini del luogo.

Sono i ricordi di una vita, che segnano l’andare del tempo, e a volta ti fanno pensare che ci sei passata in mezzo, che ti hanno sfiorato e tu hai continuato ad andare avanti, mentre per altri hanno segnato la fine.
Voglio che la mia memoria resti intatta, voglio mettere assieme tutti i pezzi che ricordo e, sino a quando mi sarà possibile, non dimenticare nulla, e soprattutto nessuno.
Perché, solo ricordando, potrò guardare in faccia il mio futuro.

… Novembre era già inondato dalle acque. Tornammo subito a casa e cominciammo a darci da fare per mettere la roba tutta in alto e portare le materasse e la biancherie dalla famiglia del piano di sopra. Io abito al piano rialzato e in casa mia l’acqua raggiunse solo cinquanta centimetri di altezza. Dopo due giorni l’acqua si stava ritirando; allora il mio babbo mi porto’ per le vie cittadine e allora vidi tutti i disastri della piena. I negozi invasi dal fango, erano uno spettacolo molto impressionante. Io di questa alluvione me ne ricorderò sempre. Grazie per quanto hai fatto per noi di Pontedera. Voi bambini siete stati veramente generosi.

Ti saluto con simpatia
Fabio P.
Classe IV maschile “Scuola Pascoli’
Pontedera

dal blog a più voci (compresa la mia)
GrandiSperanze
6 febbraio 2013

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