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Non mi sono mai pensata una donna coraggiosa ma neppure paurosa.
E’ invece di questi giorni la consapevolezza di essere diventata una merdamolla.
E prendo consapevolezza di questo proprio quando, vorrei ma non faccio, al di là del chissà se potrei, che neppure prendo in considerazione: mi sono già fermata prima.

Capisco, quando una donna alla mia perplessità se decidere di andare a vivere in campagna,  mi dice “e sì, ci vuole un po’ di coraggio”.

Capisco, quando sempre una donna mi dice “l’ho fatto e non tornerei indietro, anche se il primo anno è stata dura, nevicava sempre”.

Capisco, quando un’altra donna, mi dice “30 anni fa, tutti mi dicevano non farlo, ed io l’ho fatto”.

Capisco, quando ancora una donna, prende la sua bici ed intraprende un viaggio da sola “e non sono mica andata all’altro capo del mondo, mi dice”.

Lo sono stata coraggiosa, ad affrontare dei pezzi di vita, che proprio in discesa non sono stati, e per certi versi, sono ancora lì, che devo scollinare; lo sono stata quando ho dovuto combattere la paura e andare avanti, ma adesso, sono ferma, non mi muovo.
Anzi penso che meno mi muovo, più possibilità ho di non farmi del male.
Lo so che non è vero, ma non ci posso fare niente.
Non sono convinta, come la ero una volta, che basti guardare il problema per essere sulla strada di risolverlo.
I problemi li ho sempre guardati in faccia, non ho mai fatto finta di non vederli, ma nel tempo li ho trattati in modo diverso: amichevole (stiamo tutti e due qui e vediamo cosa succede); a muso duro (vadavialcù); semplici conoscenti (sediamoci un attimo e discutiamo); arresa (so di perdere, vai avanti tu che a me scappa da ridere).
Stavolta non so che fare, neppure in quale dei modi affrontarlo sto problema merdamolla.

O con del limone, o con tre sonori vadavialcù.
Buona la seconda.

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