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Io l’ho notato perché guardo sempre la gente che gira coi cani.
Per la verità io guardo i cani e quasi mai riconosco le persone che li accompagnano.
Ma questo, giorno dopo giorno ho cominciato a riconoscerlo: al parco, davanti al negozio di fiori, qualche volta al bar.

Un giorno, così, ho deciso di seguirlo. E per dare un po’ d’importanza al pedinamento mi sono messa un paio di occhiali da sole grandi grandi e un foulard come Audrey Hepburn in Sciarada. Con indosso un vestito bianco a pois blu piccolissimi, e una borsa fatta a cubo – bianca a pois blu, ma piu’ grossi – a tracolla, ho cominciato a pedalare sulla mia bici azzurra.
Sì, è vero, ho rischiato di farmi notare, ma sai che soddisfazione così mascherata!
Lui è sempre troppo preso dalle sue cose, e non mi ha mai vista. Un giorno è entrato al supermercato, e una volta alla cassa, io mi sono messa dietro ad un’enorme pila di kelloggs per studiarlo. Guardava la commessa come se stesse aspettando qualcosa, e poi quando lei ha cominciato a tirare la spesa senza alcun garbo, beh, lui si è proprio innervosito. Non le ha detto niente, se ne è uscito col suo pacco tra le braccia, dopo averla pure salutata quasi gentilmente, ma si capiva che non le stava simpatica.

Poi è seguita una settimana frenetica: lui usciva ed entrava di corsa dovunque, pareva avesse una missione da compiere. I due cani gli trotterellavano a fianco. Io non sono mai riuscita ad avvicinarmi tanto per capire che dicesse, ma quando finiva di parlare, per esempio, con l’edicolante, aveva un’espressione soddisfatta.

Poi un pomeriggio, l’ho perso.

Mi avevano rubato una gomma della bici, mentre era posteggiata davanti alla fontana sulla piazza.

Era quasi sera, quando sono risalita sulla bici, e presa dalla frenesia della gomma nuova… pedalo, pedalo e non guardo dove sto andando. Mi accorgo di essere in un quartiere che non conosco. Sono sicura, proprio non lo conosco. Sento delle voci. Arrivano da dietro una casa bassa. Mi avvicino. C’è un sacco di gente, e pare si stiano divertendo. Gente di tutti i tipi, intorno a dei tavoli, e bambini sull’altalena e cani che si rincorrono.
E c’è lui. Il mio pedinato. E’ lì che parla e ride, e versa da bere. Sembra contento.
Fermo la bicicletta e decido subito quel che devo fare. Mi tolgo il travestimento. Mi siedo in mezzo agli altri. Nessuno si accorge che sono un’estranea. Qualcuno mi passa un piatto con della carne, io chiedo del pesce per piacere. Sorrido. E mangio. Sorrido. Sto zitta. Scende la sera, si accendono i lampioni, e c’è la luna in cielo. Una grossa luna e penso che non può essere che di formaggio, come mi hanno sempre raccontato.
C’è un tipo con la fisarmonica che comincia a suonare. Io mi alzo dal tavolo e mi metto a ballare, poi finita la musica risalgo sulla mia bicicletta, lancio uno sguardo al mio pedinato, e mi allontano.

Io non ne sono sicura, ma credo che lui, mi abbia sorriso.

09.10.2007

P.S.: i pezzulli che riportano la data di qualche anno fa, provengono da un mio blog, quasi totalmente sconosciuto.
Sì. più sconosciuto di questo (ed è tutto dire)

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