sottoripa

Stavo descrivendo, in una mail, la città ad un’amica “foresta”.
Poi ho pensato, che le dichiarazioni d’amore devono essere rese pubbliche.

Genova è bellissima
sporca, disordinata, trasandata, puzzolente, madre, pietra, irriconoscente, severa, operaia, ignorante, antifascista, partigiana, comunista, e sempre pronta a tenerti tra le braccia.
E’ una vecchia puttana, di quelle malandate, nell’abbraccio della quale trovi sempre consolazione, qualunque sia il tuo dolore.
E’ profumo di marcio al mattino, quando tira il vento e ti porta sotto casa il ristagno del porto.
E’ vento e cieli blu, negli inverni della mia infanzia.
E’ ombrelli volati via appena aperti.
E’ grigia e minacciosa quando non sai cosa ti arriverà addosso e una volta cominciata non sai quando mai smetterà di vomitare con rabbia.
E’ sfavillante, quando smette di piovere e il grigio dei tetti brilla al primo timido raggio di sole (ti abitui, che tanto fa sempre così, pioggia e sole si alternano come in un marzo sempiterno).
E’ sontuosa, elegante nei suoi palazzi di marmo: devi sempre camminare a testa in su, per godertela appieno.
Farti accompagnare da uno che sa, e farti guidare come fossi cieca, ma con gli occhi sempre aperti.
Ma in Sottoripa, devi chiudere gli occhi (sempre accompagnata da quello di prima – quello che sa -, altrimenti prendi facciate in persone e cose), e giocare a riconoscere gli odori: focaccia appena sfornata, spezie, baccalà, cibo cucinato con spezie, basilico, brodo di trippa, minestrone di verdure, pescetti fritti, piscio umano, – variante di cane e/o gatto, – muffa.
E’ bello risalire con la ferrovia a cremagliera per vedere la città dall’alto ma è pure commovente farsi sballottare da quel mezzo che sale come il trenino Thomas, sbuffando e sorridendo, con le fermate tra le case, e le persone che salutano in salita e discesa.
Potrei andare avanti all’infinito…

Annunci