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C’è questa bambina bionda e paffutella che si chiama Ella, e che parte già avvantaggiata, come le trenette: il padre è un ricco mercante, la mamma una bionda tutta trine e gentilezza.Vivono in una casa nel bosco, e la casa non è propriamente come ve la potreste immaginare, una bicocca inglese con il muschio sul tetto, noooo, una specie di maniero, con un tot di domestici e con più scale che La Rinascente.Lei, Ella parla con l’oca, coi topi, con la gallina, ha circa 7 anni ed è più saggia della Pizia.Ma siccome “e vissero per sempre felici e contenti” vale per il finale delle favole e non per il prologo, la mamma cade a terra nel bel mezzo di un quadretto felice di questa splendida famiglia felice, che felice non sarà più.Sopravvive, non si sa quanto, tanto per riuscire a dire alla figlia “sii sempre gentile e abbi coraggio” e subito dopo tira le cuoia tra le braccia dei suoi cari (gentili).
Ella cresce sempre più bella e sempre più gentile, chiede con gentilezza l’uovo alla gallina, lo porta con gentilezza alla cuoca, con gentilezza passeggia con il padre, ma ecco che qui si presenta la seconda prova per la gentile e coraggiosa ragazza: il padre comunica che il mercante tal dei tale è morto e ha reso vedova una donna ancora nel fiore degli anni, con due giovani fanciulle dell’età di Ella.
Ella con gentilezza (ma in quel momento si capisce che ce la sta mettendo tutta per non mandarlo affanculo) dice ”Papà non riesci a dirmelo, capisco sia difficile, ma le vuoi proprio portare a vivere qui, tra i coglioni?” Tra i coglioni, non lo dice ma lo pensa per un attimo, ma subito dopo, siccome è gentile – come le hanno insegnato ad essere – dice ”Papà per la tua felicità, questo ed altro!”
Arriva il troione con le due zoccole, e un miciomerda tutto arruffato, grigio fuliggine, antipatico come la merda in letto.
Mentre il troione ha comunque un suo fascino, le due zoccole oltre ad essere leziose sono stupide, stupide, stupide ed incapaci a fare alcunché, così come recita la voce narrante.
Il papà parte per un viaggio e le due zoccole chiedono trine e sete, mentre la nostra gentile, coraggiosa e saggia eroina chiede per se il primo ramo che lui toccherà perché così lui lo dovrà portare per tutto il viaggio e pensare a lei sempre.
Il papà si “sdelinqua” come si direbbe a Genova, baci abbracci, dichiarazione di amore verso lei e la madre morta, mentre il troione sente e vede tutto.
Appena partito il padre, il troione comincia a dare in matti, e tratta la povera gentile e coraggiosa ragazza un po’ peggio di come l’ha trattata sino a quel momento, anche perché il confronto con le due zoccole stupide è veramente indigesto da mandar giù: lei bionda e gentile, eterea, buona con tutti… (il troione non ha poi tutti i torti, ha messo al mondo due dementi, ma questa veramente sembra Teresa di Calcutta, e farebbe saltare i nervi a un santo), loro vuote come la scatola di biscotti dopo il the delle cinque, incapaci di intendere e volere, e con l’aspetto da bambola di porcellana: cicciotte, tutte boccoli e trine, e con lo sguardo perso nel vuoto.
Le due zoccole si lamentano della stanza e lei che fa, la gentile e coraggiosa fanciulla? Offre la sua più grande e confortevole? E dove la spedisce il troione? Ma in soffitta, in cima alle scale che nell’occasione da La Rinascente si sono trasformate in Galeries Lafayette.
Lei arriva lassù e dice “non è mica così male” e se sino a quel momento avevi pensato che oltre ad essere gentile e coraggiosa fosse anche un po’ deficiente, a questo punto ne hai la certezza.
Scopre che i topi vivono lì e dà una festa, ed è felice come non mai.

Ma sta per arrivare la terza prova per la gentile e coraggiosa fanciulla: arriva un messo e annuncia la morte del padre, e secondo voi cosa può avere tra le mani? Ma certo che lo sapete: il ramo che il babbo ha conservato per lei.
Il troione vede la sua situazione economica che sta andando a puttane e la prima cosa che fa è quella di licenziare la servitù e mettere la biondina a far da serva.
Ella, ride e obbedisce, come se sapesse già come andrà a finire la fiaba.
Ha sempre un unico vestito che le lascia scoperte un po’ le tette, e una cazzo di giacca, una mantella, uno scialle addosso, non glieli vedi mai.
Nella soffitta , in cima alle scale, nel reparto “en plain air” fa freddo e allora Ella qualche volta decide di dormire davanti al fuoco e si sporca di cenere.
Le tre lamie la deridono, e lei scappa e va a cavalcare a pelo il suo destriero pezzato.
Incontra un cervo e (ve l’ho già detto che parla con gli animali come San Francesco, no?) gli dice di scappare.
Arriva uno a cavallo con una faccia da tonno che non si può guardare, dice di essere un’apprendista a castello, si guardano, lei gli spara lì un paio di massime che lo lasciano di stucco, e l’amore scocca.

Accelero.
L’apprendista in realtà è un principe.
Il re sta per morire e vuole che suo figlio si sposi prima di morire.
Il principe vuole dare un ballo per trovare moglie.
Il principe, pensa di essere furbo e allarga l’invito a tutte, sperando di ritrovare la ragazza del bosco.
Il re, che è più furbo del principe ha fatto fare un ritratto del principe, e lui non lo sa ma si è già accordato col padre di una una bella figheira spagnola.
Il troione pensa di sistemare una delle zoccole.
Ella vuole andare al ballo per incontrare l’apprendista, e si fa aiutare dai topi a rimettere a nuovo un vestito della madre.
Ella si presenta al troione, che le strappa il vestito e lasciandola di merda, se ne esce per recarsi al castello con le due dementi al seguito, vestite come due poltroncine da salotto.
Ella esce piangendo e in giardino trova una barbona che le chiede, gentilmente, sia chiaro, un po’ di latte.
Lei gentile, senza chiedersi che cazzo ci possa fare una mendicante in mezzo a un bosco, glielo porge ed ecco che la barbona si trasforma nella fata madrina.
La fata madrina era un’invenzione della madre, che secondo me, era sempre così felice perché assumeva da sempre sostanze psicotrope, e che, sempre secondo me, è stata la ragione del suo precoce allontanamento da questo mondo.
La fata madrina, che a magìe se la cava molto peggio di Neville Paciock, fa un casino terribile: tramuta una zucca in carrozza (rischiando di uccidere se stessa ed Ella nell’esplosione di un padiglione a giorno adibito a serra), prende i 4 topi e li trasforma in cavalli bianchi (del cavallo pezzato di Ella, nessuno se ne cura), due lucertole in valletti, l’oca in cocchiere.
Ella ha il vestito tutto stracciato, e chiede,” cambialo solo un po’, ti prego voglio andare con questo: era di mia madre, sarà come se fosse con me”, “Ma certo” risponde la fata madrina piena di crack, e trasforma il vestito rosa da passeggio in vestito azzurro da ballo: con milioni di cristalli ricopre il vestito e cosparge i capelli della biondina, che a quel punto (si capisce dallo sguardo) teme per il peso che dovrà sopportare la zucca.
Ma la madrina non demorde e, non contenta, le mette ai piedi due scarpine di cristallo, ornate da una farfalla d’oro che sono seconde solo alle bomboniere di matrimonio dei peggio tamarri.
Ultima cosa, dice la tossica, devi tornare a mezzanotte, che son buona solo a magìe giornaliere.

Fine prima parte.

Seconda parte.

Consegnando le scarpette, che pesano a occhio e croce ognuna 3,7 kg., la fata madrina ha pure il coraggio di dire alla gentile fanciulla “e ti accorgerai che sono pure comode” (come dicevano certe mie amiche un po’ di anni fa quando usavano quelle a punta, o quando fanno le fiche col tacco 12, e camminano che pare si siano cacate addosso).
Poi, prima di salutarla, le soffia addosso una bella presa di cocaina, e la imbarca sulla zucca… scusate carrozza.
Perdonerete qualche inesattezza nei tempi del racconto, ma comprenderete pure come una trama così inaspettata e densa di colpi di scena, possa indurre la mia mente a non ricordare esattamente lo svolgimento dei fatti.
La gentile, coraggiosa e strafatta fanciulla arriva a palazzo, e senza indugio sale e scende scale, e senza curarsi di nessuno si presenta davanti al principe che crede ancora l’apprendista di palazzo.
Tutti gli occhi sono per lei, il principe apprendista la invita a ballare, e noi che l’abbiamo vista ballare col babbo come una scimmia ammaestrata una quindicina di anni prima, ci domandiamo chi cazzo le abbia insegnato a ballare così bene, visto che in un’altra scena non citata, ammette di aver visto un solo uomo nella sua vita.
Ballano e ballano, poi lui le confessa di essere il futuro re.
Allo scoccare della mezzanotte, svanisce l’effetto della coca, lei si riprende e capisce che deve rientrare.
Saluta, sempre gentilmente, e scappa perdendo quei tre chili e sette di scarpa, giù per la scala.
Salta sulla carrozza, il cocchiere incita i cavalli che corrono, corrono, corrono, ma gli stanno già crescendo le orecchie da topo (giganti), alle lucertole crescono le code, al cocchiere cresce il becco e la carrozza sta tornando zucca.
Ella pensa di essere ancora sotto effetto della coca, perché si vede sommersa da semi di zucca giganti.
Arrivano a pelo (ma proprio a pelo) davanti a casa, rientra, nasconde l’altra scarpetta – quella che si è tolta per non spaccarsi il femore, scendendo le scale – sotto la cenere e ride (probabilmente, cadendo a terra davanti casa, ha inalato ancora un po’ di coca rimasta sul terreno).
Quel che non ci è dato sapere è il motivo per cui tutte le cose procurate dalla fata madrina svaniscano, mentre le scarpette no.
(Probabilmente per il fatto che senza questo espediente della scarpetta, la favola non potrebbe avere un lieto fine, ma a noi il dubbio comunque rimane).

Un passo indietro fondamentale nella comprensione della storia: il troione a palazzo ha udito uno frase del gran ciambellano rivolta a non ricordo chi, che il principe ha già designata come moglie la bella figheira spagnola, che il padre vuole prenda in sposa prima di tirare le cuoia.
Il troione, che sa cogliere al volo le occasioni, avendo imparato quando esercitava la professione di maitresse in un casino alle porte di Parigi, sussurra al gran ciambellano che i segreti lei li sa mantenere.
Ricordatevi di questo particolare, perché nel prosieguo vi tornerà utile.

Mentre Ella nasconde la scarpetta, arriva il troione e si domanda cosa abbia da ridere.
Accelero, anche perché più passa il tempo e meno ricordo.
Il principe è determinato a trovare la ragazza del bosco.
Il re dice, col cazzo che la sposi.
Il principe dice, io l’amo.
Il padre capitola, e poi muore.
Il troione trova la scarpetta che la gentile e coraggiosa fanciulla ha tolto dalla cenere e nascosta in soffitta, dice ad Ella non capisco come tu possa averla, la spacca contro lo stipite della porta (che dimostra di non essere vero cristallo, vista la facilità con la quale va in pezzi), e chiude Ella per sempre in soffitta.
Il troione va dal gran ciambellano e gli propone un accordo, che “gallina beccami se me lo ricordo” (cit.) ma ottiene comunque in cambio il mantenimento per lei e le due dementi, se l’affaire ragazza misteriosa del ballo non dovesse andare in porto.
Il principe non si arrende e indice un concorso a premi: “Indossa la scarpa e vinci il finale della fiaba”.
Tutte le cozze concorrono, il ciambellano cerca di mettere un po’ i bastoni tra le ruote, ma il principe ha il suo valletto negro, (politicamente scorretto per una fiaba) che sta dalla sua parte.
Arrivano alla casa di Ella (che è rinchiusa in soffitta come tutti ricorderete), le due zoccole provano la scarpetta (senza tagliarsi un dito e affettarsi un pezzo di calcagno come nella favola originale) e naturalmente non vincono una beata fava.
La delegazione sta per arrendersi, ma i topi con un’evoluzione da circo aprono la finestra della soffitta mentre la gentile fanciulla sta cantando gentilmente una canzone.
La voce arriva alla porta e qualcuno la ode, ma il troione dice che è la radio, mentre il gran ciambellano dice che non sente nulla.
Il servo negro dice che la radio non è ancora stata inventata e allora il principe si palesa e insiste, entra in casa e la gentile fanciulla finalmente può indossare la scarpetta che prova la sua esistenza in vita più che un certificato rilasciato dal comune del regno.
I due giovani si promettono amore, e nel regno si celebrano le nozze senza che le colombe cavino gli occhi alle sorellastre come nella versione originale della fiaba.
Ella gentile, guarda negli occhi il troione e gentilmente, invece di mandarla affanculo, le dice “ti perdono”.
E vissero felici, contenti, ricchi e orfani.
Fine.
Titoli di coda.
Primo pezzo musicale, non pervenuto
Secondo pezzo musicale “fa la magia tutto quel che vuoi tuuuuu”

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