Avete mai notato come si danno i morti per maltempo?
Così: “Ancora un morto per il maltempo”.
Come per i morti sul lavoro, e le morti per violenza familiare.
Le considerano morti inevitabili.
I morti ammazzati dai poliziotti nello svolgimento del loro lavoro, quelli fanno parte di un’altra categoria: quella protetta.
No, non fraintendetemi, non del morto, di chi lo ha ammazzato.
Le morti per maltempo si danno così come se non ci si potesse far nulla, così come quelli dei terremoti.
Anche qui categoria protetta quelli che non sapevano, non potevano sapere, che cazzo ne sapevano.
Come se, non ci fossero mai responsabilità, di incuria, di profitto, di “battuubelin”.
Stamattina, ho sentito qualcuno chiedersi “sì, va beh, ma io non è che posso prendere permessi all’infinito per tenere a casa il bambino da scuola”.
Domanda assolutamente legittima.

Parentesi.
Qualcuno si chiede preoccupato anche come recupereranno questi giorni di programma scolastico, rispondo io, da come escono oggi dalle scuole di ogni ordine e grado, in qualsiasi modo.

Torniamo alla domanda ilbambinodovelometto.

Siamo d’accordo, hanno sbagliato non hanno dato allarmi e quindi hanno paura (che stessero tranquilli, guardando alla sentenza dell’Aquila) ma qui si sta esagerando.
Oggi piove, come una normale giornata di pioggia da quando solo nata: giuro è sempre piovuto.
Le scuole sono chiuse, la metro fa il percorso ridotto, in tutto 25 centimetri e si ferma.

Tempo fa parlavo con un amico, ha tre figli e una moglie che fortunatamente non lavora, proprio come le mamme di una volta.
Le mamme di una volta, che potevano decidere se andare o meno a lavorare, quando decidevano di tenersi i figli, se pioveva forte non avevano bisogno di gradi di allerta perché avevano in testa una cosa che vive dentro il cervello e si chiama buonsenso:

“No, Paolo, col cazzo che vai a scuola oggi piove forte, Non non bastano gli stivali, che poi li tieni addosso tutta la mattina e torni a casa con i piedi sciolti e puzzolenti”
“Ma dai mamma, piove solo un po’…”
“No, col cazzo! Tu vuoi andare a scuola per entrare nelle pozzanghere e per giocare a patacche all’uscita. Te ne stai a casa”
“Ma mamma, dai…”
“Ho detto cazzo no cazzo. E ubbidisci. Ricorda che sono la mamma, mica De Falco”

Ci vorrebbe uno stato sociale, ci vorrebbe una cosa che si chiama “scelta di lavorare”, una cosa che ti permetta di tenerti i bambini a casa se lo decidi, e che ti permettesse di tornare al lavoro, quando i bambini saranno diventati grandi.
Ci vorrebbero persone che non abbandonassero i boschi, l’agricoltura, che continuassero a mantenere puliti, boschi e torrenti come si faceva una volta.
Ci vorrebbe che l’agricoltore non venisse strozzato con prezzi da fame, che quando arrivano sulla nostra tavola sono diventati da capogiro.
Ci vorrebbe che non ci si vergognasse a continuare con il negozio messo sui dai genitori, che non si pensasse che solo essere medico o avvocato ti regali la dignità di esistere.
Ci vorrebbe, come dice Marco Paolini, che i ricchi decidessero un limite al loro avere, perché poi dopo sei un miserabile.
Ci vorrebbe che ognuno di noi si sentisse parte di una comunità, e non solo padrone del proprio giardino.
Ci vorrebbe che lo stato ci aiutasse ad avere fiducia nei suoi uomini.
Ci vorrebbe onestà e competenza.
Ci vorrebbe….
Ci vorrebbe un’altra vita.

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