26 anni insieme e 31 senza.

A pensarlo quasi non sembra vero, a scriverlo poi non torna proprio.
Ogni anno che passa diventi sempre più un fantasma: è passato talmente tanto tempo, che tutto diventa così lontano, che devo faticare per ricordare qualcosa in più, una frase, un episodio. Ricordo molto bene quei due terribili mesi, quegli ultimi giorni, le tue parole, mentre vorrei ricordare altro.
Un tempo mi capitava spesso ed era un batticuore quando mi imbattevo in una piega della bocca, in uno sguardo, un particolare che mi riportava a te.
Invece il nasone lo vedo ogni giorno quando mi guardo allo specchio, e anche quei due lunghi solchi lungo le guance, quelle che ci fanno assomigliare ad un cagnone morbido.
La tua voce, quella no, la sento sempre.
No, è vero, non c’è stato molto tempo per noi due, per conoscerci, e la mia vita da quando non ci sei più è cambiata molto.
Sembrerà un atteggiamento superficiale, ma tu ed io sappiamo, che non bisogna perdere del tempo a pensare come si dovrebbe vivere la propria vita, soltanto farlo. 
E basta.

Nandodiferro, sei stato un grande uomo anche se nessuno te lo ha mai detto.
Fidati di me.

“Cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo a uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina? Si è morti, si dorme il grande sonno e ci se ne fotte di certe miserie. L’acqua putrida e il petrolio sono come l’aria per noi. Si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di essere morti male, di essere caduti nel letame. Quanto a me, ne condividevo una parte pure io, di quel letame, ora.” (da Il grande sonno di Raymond Chandler)

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