Sono sempre stata contraria al volontariato.
Che non è la stessa cosa della solidarietà.
Per volontariato intendo quelle centinaia, migliaia di associazioni che svolgono le stesse attività, creando doppioni di forze che potrebbero essere gestite in modo migliore qualora fossero coordinate da un’unica testa.
Volontari pagati, spettacoli di beneficenza, dove gli artisti non prendono compensi, ma le spese per le4 maestranze ci sono, pubblicità progresso, dove il testimonial magari non prende compenso, ma chi realizza il filmato sì, raccolte fondi dove la maggior parte se ne va in comunicazione.
Sms ai terremotati, agli alluvionati, azalee, uova di pasqua, stelle di natale, bonsai, arance della salute, ognuna con un suo senso per evocare la sfiga del momento
Una serie di equivoci che finiscono a portare le persone ad occuparsi ed occupare malamente quel vuoto che ha creato lo stato, che anche per questo, ricordiamolo, dovrebbe usare i nostri soldi.
L’8 per mille, la ricerca, gli aiuti umanitari in Italia e all’estero, le adozioni a distanza, la chiesa, le croci,
Tutto assolutamente meritevole in teoria, se solo sapessimo dalla A alla Z e in dettaglio come e dove finisce anche un solo singolo centesimo di ogni raccolta.
Tutt’altra cosa è invece la solidarietà, “la manodopera” fisica, quello che ognuno di noi potrebbe fare per gli altri
Torneremo spero presto a farci anche queste domande e a cambiare atteggiamento.
Ci chiederemo perché ci dobbiamo occupare in qualche modo della ricerca, mentre altri depredano e sprecano i soldi a questo dedicati.
Ci domanderemo se è arrivato il giorno della resa dei conti, il giorno nel quale qualcuno dovrà rendere conto di tutti i denari rubati, di tutte le porcate, di tutte le morti indotte.
Il giorno in cui, smetteremo di scandalizzarci un giorno e dimenticare quello dopo.
E poi se vi devo dire, io potrei sopportare le mutande verdi, i libri sulle mignotte, le ostriche, lo champagne, ma non un solo misero cent rubato alla sanità.
Ecco, qui, io voglio la testa di Garcia.

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