Cara tu, caro tu,
io capisco, ti giuro, la capisco la voglia di scrivere.
la capisco perché a volte spinge, a volte addirittura preme talmente forte che assume la forma di nuvola, per uscire dalla tua mente sino ad arrivare in cielo alla vista di tutti.
Ecco, è scattata la voglia che ti leggano – perché solo in questo modo puoi sapere se quello che scrivi piace solo a te e a tua zia Bettina (tua madre ti schifa, che non ha bisogno di dirti, brava la mia bambina/o).
La zia ti vuole bene, sa che in cambio di un “ma che bella cosa hai scritto!”, le racconterai tutti i cazzi tuoi da qui all’eternità, perché, cazzo lei sì che ti capisce.
E quindi tu scrivi, e piano piano ti espandi, un forum, un corso di scrittura creativa, un blog e poi il gran salto, il libro.
Adesso, io te lo dico con dolcezza, che non ti faccia male: non è obbligatorio.
I tuoi amici ti vorranno sempre bene anche se non avrai fatto almeno una presentazione, anzi, ti vorranno ancora più bene se non li avrai sottoposti alla tortura della lettura forzata, dell’imbarazzo nel dire, “carino”, nel dover sorridere mentre vorrebbero dare testate nei muri.
Amica, amico, ti prego, limitati ad un blog, ad un qualche raccontino non impegnativo, non sottoporre i lettori a torture infinite, non condannare i tuoi amici all’inferno (esiste il girone delle menzogne dette per amore, vero?), non massacrare loro i coglioni con i tuoi dubbi amletici sullo stile da seguire.
Fatti una ragione del fatto che non a tutti è stato donato il tocco magico del narratore:
credimi, c’è tanto da leggere anche senza il tuo contributo.

un’accorata lettrice.

(non me ne vogliano i miei amici scrittori in erba: è un messaggio globale)

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