C’era questa immagine di me che cambio un pannolino ad un bambino, e questo (e chi non lo sa, anche se non lo ha mai cambiato, lo ha visto milioni di volte, in tv, al cinema) che agita in alto le sue belle gambette (ci sono anche quelli che urlano come ossessi quando li cambi, quelli che diventano, prima rossi e poi blu dalla rabbia, ma non è questo il caso della mia immagine).
E il bambino dell’immagine scalcia felice, fa le bolle con la bocca, e muove le sua braccine.
Felice, felice, felice.

Poi finito di cambiare, allunga le braccine a lambire il mio viso, e quando lo tiro su, con le braccine cortine e piccine, bianche e profumate di biscotto, mi cinge il collo.
Ed io sono felice, e penso “sono la tua mamma”.
Ecco finalmente sono diventata importante per qualcuno.
Sono la sola, unica.
Sono la TUA mamma.
Tu sei il MIO bambino!

E credo sia stato nel preciso istante di quando ho formulato questo ultimo pensiero, con quel MIO, che mi sono detta: ecco, io non faro mai un bambino.
Ho realizzato migliaia di mio, mio, mio, mio:
tanti mio, da dimenticarne il nome.
Non, mettiamo parlando con le altre mamme, “Andrea, mangia solo banane!” ma

MIO FIGLIO mangia solo banane.

Ho realizzato in un attimo cosa sarebbe stato per me, esattamente quello che io – ero stata e sono per mia madre – :un cordone ombelicale vecchio di 56 anni: marcio, logoro, corrotto.

(*) Traduzione:
fai la nanna bambino di pezza, che la tua mamma è andata a messa,
così ha detto ma tu non lo sai quanto bugiarda sia la tua mamma.
(Che tradotto non fa rima per un cazzo…)

Joe Sentieri

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