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(Via San Lorenzo, Genova, Aprile 2013, una mattina qualunque)

Piove. Continua a piovere.

Per una che il giorno che chiude la stagione balneare indice un giornata di lutto, tutta questa pioggia il 29 aprile è oltremodo oltraggiante.

Piove. Continua a piovere.

Non concede tregua. Sabato ha piovuto tutto il giorno ininterrottamente.
Il sole c’è stato, oramai quasi un mese fa, per quasi una settimana. Ci siamo illusi.

Piove. Continua a piovere.

Lo so, non è la prima primavera piovosa: ne ricordo molte, anche l’anno scorso è stato così, pioveva, a tratti, quasi sempre il sabato e la domenica.
Anni fa uguale, già ne scrissi, potrei persino ricordare le annate. Come il Barolo.

Piove. Continua a piovere.

Sarà anche la situazione generale. Il cambio dell’ora legale lo abbiamo notato due giorni, ieri sera alle 19.00 in cucina la luce era accesa, la tristezza era scesa.

Piove. Continua a piovere.

Non ho mai comprato tanti ombrelli, non ne ho mai avuti tanti, persino quello che sfida i 100 all’ora del vento.

La città è triste, grigia.

Piove. Continua a piovere.

Ieri mattina, non pioveva ma era grigio, il cielo gonfio, la nebbia faceva da schermo alla collina intorno alla città.
Abbiamo ciondolato, abbiamo letto i giornali, abbiamo sbuffato, considerato il tempo.

Piove. Continua a piovere fuori e dentro.

Io non sto esagerando: sono esaurita, ho esaurito la pazienza, la carica vitale.
IO ho bisogno di quel cazzo di sole.
Me lo hanno detto anche i medici “prenda tanto sole, mi raccomando!”
Non raccomandatevi a me.
Non fatelo.
Non ora.
Potrei rispondervi in modo poco educato.

(la foto è della mia amica Chiara Citi)

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