Anni fa  una collega quando mi vedeva in silenzio si spaventava.
diceva “Marca male. Ti prego Cristina incazzati, dì qualcosa ma non fare così! Vero ragazzi, così non va bene, diteglielo voi. Non è possibile, no, così no”. (come se fossi ridotta a uno zombie e mi trascinassi per i corridoi rilasciando schifosi liquami).
Non era così, semplicemente mi trattenevo.
Non lavoravamo assieme, ma mi conosceva molto bene.
Mi è tornato alla mente in giorni fa, quando cercando qualche post nel blog, mi sono imbattuta in vecchi scritti che secondo me ancora adesso sprizzano sdegno.
E mi sono meravigliata dell’enfasi che mettevo in quelle righe a renderla pubblica: era alta l’indignazione, anche se spesso poi la giravo in ridere.
Ho scoperto che mi hanno ucciso l’indignazione.
Ecco da cosa viene questo senso di morte che ho dentro.

Mi potete tagliare un braccio, farmi tacere, darmi un pugno nello stomaco, ma cazzo dovete farmi capire come siete riusciti ad uccidere la mia indignazione.
Non me l’avete strappata mentre dormivo: ho sempre dormito con un occhio aperto.
Non me l’avete portata via raccontandomi che sarebbe passato presto: non vi ho mai creduto.
Non me l’avete portata via comprandomi: non sono e non sono mai stata in vendita.

Eppure bruttibastardipezzidimerdaschifosimarci, ci siete riusciti.

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