Sono sul bus che mi sta portando al mare.
Mi accorgo che una signora mi sta guardando.
Le faccio un cenno come a dire: mi dica (nel frattempo la guardo anche io, che assomiglia a qualcuno ma ancora non riesco a metterla a fuoco)

Spesso mi accade di non riconoscere le persone fuori dal loro posto di lavoro, e non solo la commessa della salumeria, la ragazza della mensa, l’infermiera, che tutte portano cuffie e divise, ma anche il presidente del rinomato ente Cazzi & mazzi, o il tabaccaio sotto casa.

Mi dice “Gaslini”, facendo segno fuori, che siamo nelle vicinanze.
“Prego?” dico io
“Lavoro al Gaslini” dice “ come lei!”
“ No mi spiace, non sono io, lo conosco il Gaslini, ci sono stata una vita purtroppo per me, ma 50 anni fa… però anche io la stavo guardando, che assomiglia a qualcuno che conosco…”
“Ah, mi scusi – fa lei – assomiglia ad un’infermiera del Gaslini”
“Non si preoccupi – faccio, cercando di toglierla dall’evidente imbarazzo – piuttosto, abita in zona la signora che conosce? Perché sono almeno 40 anni che mi dicono che a Sturla vive una persona pare me…”
“Non lo so, so solo che lavora lì”
“ D’altronde – faccio io, buttandomi nei luoghi comuni nei quali non si dovrebbe mai cadere – se dicono che tutti abbiamo dei sosia, non vedo che cosa ci sarebbe di strano averlo nella stessa città”

Lo so, potevo evitare, lo so sempre.
Lo so sempre, dopo.
Tutta questa conversazione sino a questo momento è avvenuta da una parte all’altra dell’autobus, per fortuna vuoto.

Dobbiamo scendere, ci avviciniamo entrambe alla porta e mi accorgo che da vicino assomiglia in un modo impressionante ad una persona che frequentavo quasi 30 anni fa, e che adesso è tanto che non vedo, perché vive fuori.
“ARRivedeRci” fa lei arrotando la erre, nello stesso identico modo della persona alla quale assomiglia.
“Anche la stessa eRRE ha…” dico stupita a voce alta.
La signora sorridendo, stupita pure lei, si allontana.

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