Sono sul bus che dal lavoro mi porta direttamente a casa.
Fa un giro un po’ più lungo, ma mi siedo e leggo.
Sto leggendo “non per perdere”.
Leggo e sonnecchio, un po’ mi strofino gli occhi – oggi sono un po’ incimurrita –  che mi bruciano.
Sto percorrendo la via principale della città, e tra una pagina e un sogno, mi vedo, una volta a casa, prepararmi una zuppa semplificata di cipolle,  chiedendomi se rosolare prima le cipolle nel burro, che l’ultima volta ho fatto un po’ casino, rosolandole dopo averle già passate.
E penso a quelle quattro castagne, residue dell’albero sulla strada di casa, che bollirò con i semi di finocchio  – come me le ha preparate f. domenica – e cospargerò di zucchero.
E penso anche a quelle 4 pere che potrei fare bollire nel vino, tagliare a spicchi e appoggiare in un piatto assieme alle castagne, prima di far colare sopra una cioccolata preparata al momento con cacao solubile latte e acqua (in che misura? E un po’ di burro ce lo metto? E la mescolo col cucchiaio o con la frusta? E la faccio a freddo o la cuocio un pochetto?).
Insomma sono lì, ma con la mente sono già a casa a coccolarmi con queste piccole cose che sento dietro di me una che dice al marito:
“Vedi, potevamo scendere qui, andare al mc Donald, che almeno arrivati a casa avevamo già  mangiato, no?”

(*) Ma che bontà di Enrico Riccardi, cantata da Mina

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