Sto male.
Malissimo.
No, un momento, non voglio allarmare nessuno, così come è successo giorni fa su una pagina in rete, dove è stato travisato un messaggio.
Sto male dentro, per quello che accade – e a questo dovrei essere abituata oramai –  e in realtà quello che mi fa stare male è la non reazione dei più, agli avvenimenti che a me non fanno dormire di notte.

O meglio ancora, non è vero che non dormo, mi addormento con il libro in mano, svenendo quasi ogni sera dopo poche pagine, ma poi mi sveglio, non so a che ora, quando è ancora buio, le 5 , le 6, non lo so non guardo mai l’ora, e il mondo mi aggredisce.
Tutti i miei demoni, privati e pubblici mi saltano sul letto e mi soffocano sino a che non decido di alzarmi e con una mano sposto la coperta e metto giù i piedi. Poi tutto torna nei limiti.
Ieri sera volevo guardare il confronto tv tra bersani e renzi  solo per poter odiare sempre di più renzi – che come lo vedo, mi si aggrippa (lo so, non esiste, ma rende) la pelle sulle braccia, sotto i piedi e in testa, sotto i capelli.
Non che l’altro dica cose sensate, per carità, ma proprio, non sono riuscita a sentirli.
Non ce l’ho fatta.
Volevo sentirli, anche perché ieri mattina una che conosco di vista mi ha detto di essere andata a votare per vendola, e poi parlando parlando mi diceva ma qui non ce la si può fare, c’è il vaticano, e io le dico sì appunto, vendola dice che si ispira al cardinal martini e lei mi fa gli occhi da porca troia, che non lo aveva sentito ed era affranta, e allora mi dicevo, vedi che serve sentire le minchiate che dicono, così se uno per caso volesse andare, sa con chi ha a che fare e si ravvede, che questa avesse sentito quella frase, col cazzo che ci andava a dare 2 euro per “giochiamo a chi fa il premier?”.
E poi sentivo le notizie dell’Ilva, e pensavo che non si ce la può più fare, e poi sentivo la tromba d’aria a Taranto che presumibilmente si è portata via un operaio, e i feriti, e la Toscana di nuovo in ginocchio, e pensavo che preferisco l’estate che ogni tanto riesco a non pensare, che me ne vado sul mio scoglio, leggo, cazzeggio, qualche volta ballo pure e per qualche ora dimentico il mondo.
E poi pensavo che vorrei fare il gran salto, decidere di andarmene in campagna, liberare Oreste, f. e me da tutta questa merda, provare a dimenticarsi di tutto. Chiudersi in casa a leggere e scrivere, occuparsi dell’orto e stare sempre di più in tutta da ginnastica, abbruttirsi (se per noi fosse possibile) negli abiti e sorridere un po’ di più.
Ma neppure questo potrebbe servire che il mondo sta lì in agguato.
Per adesso, voglio tornare a stare un po’ di più su queste pagine, anche se so che sarà molto frustante, che qui non ci passa quasi mai nessuno, e io invece dei contatti ne ho bisogno. Come ho sempre pensato, anche se ci sto, fb non fa per me, è mordi e fuggi e io non riesco ad abituarmi all’istant cazz. Ho solo soddisfazioni dalla pagina delle letture, anche se devo dire che dopo l’ardore iniziale, si è affievolito il tutto. Peccato.
Non sono pessimista, a me piace molto ridere, ma è proprio un brutto momento per vivere.

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