Ho fatto un sogno:

c’era un treno lungo, lunghissimo, un cento porte scomodo scomodo, e sopra ci stavano tutti i politici italiani, ma non solo quelli eletti, anche quelli in odore di…, anche quelli che almeno una volta avevano osato dire “vorrei scendere in campo”.
Il treno percorreva l’intera rete ferroviaria italiana rispettando gli orari dei treni per pendolari (dando rigorosamente precedenza ai freccia rossa, freccia bianca, pendolini di merda e intercity), e soprattutto con gli stessi agi: senza riscaldamento d’inverno, senza aria condizionata d’estate, una luce accesa e una no, finestrini bloccati, senza carta igienica e acqua nell’unico bagno agibile ogni 5 vagoni (così, proprio come nella realtà).
Ad ogni stazione (notare, treno per pendolari), si erano pure aggiunte quelle fermate che di solito non si effettuano per punire i pochi abitanti delle località tipo Granara e Mulinetti,  ogni passeggero era obbligato ad affacciarsi ai finestrini che venivamo aperti come per magia tutti assieme.
Lì, ad ogni stazione, centinaia di migliaia di italiani, sulle banchine, proprio come in Amici miei, prendevano a sberle i passeggeri in sosta.
Poi arrivati a destinazione (dopo più di un mese in viaggio) con la faccia gonfia come un’anguria matura, una volta scesi dal treno, erano obbligati a recarsi al pronto soccorso (se ancora esisteva) della località di arrivo e attendere in fila come i comuni mortali per una medicazione, in un codice per loro nuovo, denominato “quello che aspetti una vita”.
Usciti dall’ospedale, medicati o meno, erano obbligati a recarsi all’ufficio postale e fare la loro bella fila, come tutti noi, per ritirare, il loro bel vitalizio: 600 euro mensili, senza nessun’altra possibilità di aiuti, dai figli, dallo stato, casa di proprietà, a montecarlo o vista colosseo, eredità, pouff, paradisi fiscali.
Un bel cazzo di niente.
Una volta in mano i 600 euro, che li rapinassero o meno, venivano invitati (sotto scorta di forconi pungolanti) a recarsi alla più vicina stazione per ripartire per il nuovo giro, così senza soluzione di continuità per tutta la loro vita.

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