Sabato pomeriggio sono andata da Feltrinelli. Ero stanca morta, e mi trascinavo su per le scale.

Mentre salgo le scale, incontro un’ intera famiglia seduta per terra che legge: bellissimi!
Vado su a vedere i dvd, ma sono veramente a pezzi, e mi fermo a sedere un attimo, sulle scale tra i dvd e gli strumenti musicali: non c’è un cazzo di nessuno.
Il deserto.
Non sto leggendo con attenzione un libro, mi sono solo fermata un attimo, si capisce, ho lo zaino sulla schiena, l’altra borsa sulla spalla, non sono spaparanzata e si capisce, sicuramente dal mio sguardo, che sono dolorante. F. mi passa un libro da sfogliare, io giro qualche pagina con fatica.
Si avvicina un tizio e mi dice “Guardi, tanto NOI preferiamo che lei non si sieda sulle scale, vede se vuole sedersi lì, c’è una saletta e se vuole può stare tutto il pomeriggio, e poi sa, magari si sporca”.
Lo guardo, credo con disprezzo, gli dico “mi sono solo fermata un attimo, ma grazie, adesso mi alzo”.
F. mi si avvicina e mi dice che forse è uno di Ricordi, che magari sono un po’ più seriosi, abituati all’antico negozio.
A me non pare, ma non mi torna.
Ho già visto quella faccia, ed è una faccia che non mi piace.
Poi, dopo lo rivedo nella sala grande, e mi torna alla mente: è il tipo della sicurezza che ho già mandato a fare in culo il giorno che c’era Fabio Volo e volevo fare due foto da regalare alle pagine di Feltrinelli, come faccio sempre quando c’è un qualche incontro ed io posso essere presente.
Trovo orribile il modo in cui si pongono certe persone, rappresentano la sicurezza ma si sentono immediatamente tenutari di un potere datogli dall’alto, e riescono a farti pensare, che non siano lì, a tutelare te, il negozio, ma che potrebbero tirare fuori lo strumento e dare fuoco a tutti i libri.
Mi mettono addosso un disagio indescrivibile e mi appaiono come mostri: hanno tutti un cazzo di modo da nazisti, e anche quando vorrebbero
rivolgersi a te con cortesia, dimostrano astio e snocciolano potere.
che brutta questa storia della security nei negozi…

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