Il mio amico nano di 4 anni e mezzo, sabato pomeriggio, si è esibito (su richiesta della madre) per la stessa, la zia e me, in un concerto rock.
L’esibizione, al centro della pedana di cemento tra le due piscine (pozze d’acqua di mare) prevedeva batteria e basso.
Tutto rigorosamente accompagnato di “tutututut” emessi con la bocca, gran manate a vuoto sull’immaginaria batteria, giri di chitarra immaginaria, gambe larghe, e sputi (veri) come le vere rockstars quando cantano in preda al delirio della musica.
A concerto finito si è buttato in acqua per due volte ed è tornato ad occuparsi di escavatori, sottomarini e macchinine.
Mentre la mamma e la zia sono tornate a stendersi al sole, io sono rimasta sola con lui, e ci ho riprovato:

“Senti, dai… visto che hai usato poco la chitarra, non potresti farmi ancora un pezzo?
Lui, ha sollevato lo sguardo dalle macchinine e mi ha detto, scuotendo la testa in cenno di dissenso: “Non posso, ho già messo via  gli strumenti!”

 

 

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