La riforma del lavoro aveva avuto il via  libera del Senato con 231 voti favorevoli, compresi quei comunisti dei PD.
Dell’articolo 18, non gliene fregava niente a nessuno, a parte a un signore emiliano che faceva scherzi a Marchionne, e che continuava a urlare che era un diritto e che andava difeso.
Alla 194 era stato sferrato un altro attacco.
In tutte le città, e soprattutto nelle periferie,  proliferavano le sale da gioco (scommesse, bingo, macchinette), tutto assolutamente legale. Se poi i soldi alla fine li intascasse lo stato, o se ci fossero persone che si arricchivano, questo era un particolare che non si domandava  nessuno.
I supermercati denunciavano sempre più frequentemente furti di generi alimentari: dal latte, ai biscotto, al parmigiano reggiano.
La disoccupazione toccava il 10,2%, e senza lavoro era il 35% dei giovani.
Il terremoto aveva piegato l’Emilia, dopo pochi mesi che un’alluvione aveva devastato buona parte della Liguria di Levante.
A Lecce, avevano ucciso una ragazzina di 15 anni mentre andava a scuola, e una volta individuato il colpevole, non si riusciva a capire quale fosse il movente che lo avesse spinto a compiere una così schifosa azione.
All’11 giugno, da gennaio, c’erano state 71 violenze tra donne e minori, perpetrati per la maggior parte nell’ambito della famiglia.
I preti continuavano ad amare i ragazzini (in tutti i sensi).
Uno scandalo aveva attraversato la Chiesa, ma i terremoti veri erano altrove.
Era venuto alla luce un altro scandalo del calcio scommesse che riguardava nomi autorevoli del calcio italiano.
La Grecia, la Spagna e l’Italia erano sull’orlo del precipizio.
Si faceva fatica a riconoscere chi imitava i politici dai politici così definiti, perché molto spesso erano più dignitose le imitazioni.
L’euro rischiava il tracollo.
Il carburante era a quota media euro 1,825.
L’acqua la pagavi.
La discariche le mettevano vicino a siti archeologici.
Per il due giugno tutti avevano festeggiato sobriamente.
Tutto era oramai perduto.
Ma…

Nella notte tra il sabato e la domenica, eccoli uscire, i sopravissuti, orde di motorizzati, alla guida delle loro auto, in sella alle loro vespe, a dar fondo all’ultimo carburante.
Orde di decerebrati strombazzanti.
Quando non avevano più nulla da suonarsi, si strizzavano i coglioni e urlavano di dolore, ma urlavano.
Nessuno si era salvato, solo i tifosi.
Dimentichi di tutti, a trapanare i coglioni dei pochi sopravvissuti, che come zombies, li guardavano increduli.
Qualcuno, provò ad avvicinarli, per avvertirli di quello che stava per accadere.
Niente, non si accorsero di niente.
Nulla, non sentirono nulla.
Solo, un attimo prima della fine del mondo, uno straziante urlo all’unisono, si alzò al cielo:

A….. SIAMO IN A.

Annunci