Un giorno un tizio che lavorava in esterno a programmi musicali Rai, chiese a f. di realizzare un contributo filmato per una trasmissione (non ricordo se fosse uno speciale musicale o un Premio Tenco).
C’era di mezzo un premio, forse Elvis, non saprei con certezza.
Si trattava di andare a intervistare un cantautore.
Ci sarebbe stato da girare con due telecamere, e montare un video di pochi minuti
L’intervista era da realizzare allo stadio San Siro.
Il cantautore era Ligabue, che due giorni dopo (neppure lui lo sapeva) sarebbe stato consacrato mostro sacro della musica italiana.
28 e 29 giugno 1997: due date per due concerti che furono superiori alle aspettative di tutti.
Non ricordo se presi un giorno di ferie, o se fossi già in ferie.
Quello che so, è che seguii f. ed il suo socio ed entrai trionfalmente a San Siro.
Ricordo che una ragazza, ci fece prima attendere e poi ci portò in una saletta, adibita a camerino.

Lui era lì, con la sua chitarra.
Ci presentammo, ci diede la mano (MI DIEDE LA MANO), rilasciò la sua dichiarazione, suonò qualche nota.
Fu estremamente gentile, nonostante fossero visibili il suo nervosismo e la sua agitazione per l’evento.

Ogni volta che vedo Ligabue in tv, lo sento cantare, lo vedo presentare un suo libro, guardo un suo film, non riesco a dimenticare quell’incontro, la sua semplicità.
Sono passati molti anni, non so se sia sempre lo stesso, e me lo auguro per lui.

Ci ho pensato molto quando ho sentito in una trasmissione radio che stava andando a Londra per il concerto alla Royal Albert Hall (che a me evoca ricordi Hitchockiani): un’altra grande occasione.

Ho comprato il suo libro, non so se sarà valsa la pena, ma solo la spiegazione del titolo, vale il prezzo.

Annunci