Per me  l’imbarazzo è un sentimento (è un sentimento? Boh, forse più un modo di essere, di sentirsi) che in genere attribuisco agli altri quando sono io a trovarmi in questo stato d’animo.
O che attribuisco a me stessa quando reputo che gli altri si stiano comportando in modo imbarazzante.
Primo caso: eoni fa, con un’amica ci trovammo ad una cena con conoscenti, molto volgari. Passai una serata d’inferno pensando che la mia amica non fosse a proprio agio e che sopportasse per amicizia quell’intrattenimento che io avevo creato. In seguito le chiesi quasi scusa per la compagnia alla quale l’avevo sottoposta e lei rispose “ma cosa dici? Io mi sono divertita un mondo!”
Secondo caso: proprio in questi giorni un signore molto anziano, al quale avevo risposto a qualche buongiorno e a due parole sui giovani d’oggi in metropolitana, ha deciso che era giunta l’ora di dirmi che se non avessi dovuto andare al lavoro, avrei potuto andare al mare con lui, e che quando fosse ricapitato di incontrarci  — se per caso lui non mi avesse vista — lo avrei dovuto chiamare perché lui mi voleva vedere .

Io ho risposto con un MAMMA MIA, che mi auguravo fosse abbastanza scoraggiante, ma in realtà il mio imbarazzo era enorme perché non solo lo avrei voluto mandare a fare in culo, ma avrei voluto anche chiedergli se non pensasse che oltre al fatto del mio impegno, ci sarebbe anche stato un particolare non da poco e cioè, se io avessi gradito la sua compagnia.

Sono in imbarazzo, ecco, quando la carogna mi assale e non riesco a reagire.

E poi c’è l’imbarazzo di quando qualcuno ti dice ho girato un video, ed è una merda, oppure  ho scritto un libro, e tu per gentilezza dovresti leggerlo e magari dire pure quanto l’hai trovato coinvolgente, o ti invitano alla prima del loro spettacolo teatrale che dura 2 ore e mezza, senza che assolutamente nulla accada all’interno, o quando ti mandano la foto del loro bambino vestito da babbo natale che sembra paro paro una scimmietta dell’orchestra degli automi di Montecarlo, e tu devi dire: carino!
E poi c’è l’imbarazzo condiviso.
All’interno della sala, alla fine della proiezione, tutti d’accordo in un’unica espressione: boh?
Questo è quello che dicevano tutti in sala: boh?
C’era chi usciva alla fine del primo tempo, chi sbadigliava, chi russava. Io mi sono ripresa un paio di volte. Alla fine, dopo il boh generale, gente che scappava per non incontrare  lo sguardo del vicino.
Un ritratto trito e ritrito del mondo del cinema già visto alla nausea, una galleria di personaggi dei quali non te ne può frega’ de meno: il produttore alle prese con la ex moglie, il regista alle prese con la droga, l’agente alle prese con una storia con la ex del regista, il primo attore che fa i capricci. Un cast della madonna: De Niro, Penn, Willis, Turturro, Wincott per cosa? Un flop gigantesco.
Il titolo Disastro ad Hollywood.
La nota divertente è che il film racconta di un produttore in disgrazia.
Autobiografico?

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