Il 25 aprile è passato, il primo maggio anche (anzi, buon primo maggio in ritardo, ma tanto lo sapete che se anche non vedete un post, è una delle poche feste per le quali faccio gli auguri).

L’altra notte ho sognato un blogger col quale anni fa mi scrivevo di letteratura e cucina.
Non era lui fisicamente nel sogno, ma sono certa fosse lui, perché mi parlava delle sue figlie cresciute, aveva un look anni ’70, completamente diverso e lontano dalla sua immagine. Era un tizio molto attivo in rete, col quale avevo litigato ferocemente, poi un giorno ha annunciato che avrebbe cancellato tutti i suoi account, e per quel che ne so io, è sparito. (*)
Stanotte ho fatto un sogno bellissimo: mi trovavo in una casa- asilo, una specie di sala mensa con tantissimi bambini.
Ad un certo punto ha ceduto il pavimento, ma non è successo assolutamente nulla.
Anzi tutti a telefonare subito a chi avrebbe dovuto rimettere a posto quel pavimento: un gran daffare, persone che sapevano che in seguito a quella telefonata, qualcuno sarebbe subito intervenuto.
Siamo usciti da quell’edificio con tutti questi bambini in età prescolare e scolare, e ci siamo diretti (per la verità io seguivo questa moltitudine di persone che si muovevano, sapendo esattamente quello che dovevano fare, eccetto io) verso un ponte che portava ad un paese.
Una volta arrivati in questo paese mi sono resa conto che era esattamente il posto che cercavo nei miei progetti (reali) e nei miei sogni.
Era un paese gestito da giovani (35/40 enni) che lo abitavano e lo stavano ristrutturando, e tutti aspettavano con ansia la telefonata della “preside” che avrebbe annunciato quando sarebbero iniziati i lavori per il ripristino del pavimento.
Dopo il ponte, il paese  sulla destra, composto da piccole stradine, scalette che scendevano verso valle e piccole vecchie case rosa.
Poi a fianco al paese, passava una strada asfaltata, ma pochissimo frequentata, dove si vedeva spuntare l’insegna di un tabacchino e in fondo al paese una strada provinciale.
Oltre le strada, il mare o un fiume chissà. Nella mia testa era il mare, ma la geografia del paese, faceva pensare più a un fiume.
Lungo la strada poco frequentata scendeva a piedi un mio amico con un cane, e una mia collega torinese (che nel sogno faceva l’insegnante) mi diceva che non era “creditizio” stare lì, ma voleva dire redditizio.
Io ululavo, e dicevo che avevo finalmente trovato il mio habitat naturale. Uno mi chiedeva se ero laureata (sembrava dovessi insegnare anche io) e alla mia risposta negativa, pareva turbato.
Gli rispondevo che avrei fatto il falegname, ma che di lì non me ne sarei mai più andata.
Mi sono svegliata felice: ho trovato il mio paese, e anche se è solo in sogno, chi se ne frega.
C’era pure un tizio carino, che baciavo e lui diceva “sì, qui succede anche questo”, per dire che ci si fidanzava tra abitanti del paese.

Mi è rimasta l’idea di tutti questi bambini, grande segnale di futuro.

(lo so, è scritto di merda e non si capisce un cazzo, ma raccontare i sogni per chi legge o ascolta, di solito è un incubo)

(*) buffo. è tornato, e proprio oggi ha scritto un post.

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