Prende la bocca dello stomaco e lo chiude.
E se aveste mandato giù un mezzo abbacchio, vi sentireste infinitamente più leggeri.
Dovunque siate, aprite il rubinetto e fate scorrere l’acqua, e solo quando riuscirete a vedere formarsi le goccioline sull’acciaio della canna del rubinetto, mettete sotto il bicchiere per riempirlo.
In un solo lungo e soffocante sorso mandate giù l’acqua gelata, contate mentalmente sino al tre…1, 2 e 3… non è successo assolutamente nulla.
Il groppo pesante è ancora lì. Vi guardate intorno per vedere se per caso ci fosse a portata di mano uno scacciamosche. Non c’è. Ma anche se ci fosse, sapete benissimo — per cortesia smettete di fare gli stupidi — che non servirebbe a nulla.
È appena passata quella ragazza, non l’avete neppure vista, ma ha lasciato una scia, un profumo al quale non sapete dare un nome, ma vi ha rituffato nel passato. È un flashback, che nessun regista sarebbe mai in grado di realizzare come lo state facendo voi: siete al mare, avete 17 anni, e siete seduto con le gambe ciondolanti sull’asse di legno che recinta il bar della spiaggia. Vicino a voi c’è il vostro miglior amico e guardate giocare a calcetto i più piccoli con aria sussiegosa, quando sentite un rumore di tacco di legno sugli scalini, vi voltate e vi trovate davanti la più bella del reame, e mentre passa, per andare al banco a comprarsi un pralinato all’amarena, lascia una scia di capelli appena lavati e di pelle bruciata dal sole.
Mai più, già lo sapete, riuscirete a dimenticare quel momento.

E’ il film della vostra vita proiettato all’infinito, cosparso di momenti che paiono film, e di film che paiono momenti.

E’ la colonna sonora di Cabaret e di Pat Garret e Billy The Kid, e’ quel gran freddo che vi ha preso quando siete usciti dalla visione di Sussurri e Grida, sono le risate in Frankenstein Junior, è vedere la vostra Genova in Profumo di donna, è l’ansia che vi ha assalito durante La Conversazione, è la prima volta che portate al cinema il vostro piccolissimo cane dentro una borsa e sullo schermo scorrono le immagini di Prima Pagina, è un colpo allo stomaco guardandoLenny, è la malinconia di Una moglie, l’attenzione in Corvo rosso non avrai il mio scalpo!, le lacrime in La prima notte di quiete, la delusione per Frenzy, la meraviglia in La più bella serata della mia vita, lo sgomento in Solaris (quello del 1972, chiaramente), la rabbia guardando In nome del popolo italiano, l’angoscia assistendo a Family Life, la voglia di un amore simile in Love Story, il rammarico di essere stati troppo piccoli in Woodstock, il sogno in Messaggero d’amore, l’ammirazione in Mariti.
La nostalgia è una sensazione protratta nel tempo, e più il tempo passa più lei si moltiplica, e più si moltiplica, più l’amate: niente tristezza, solo qualcosa che vi riempie.
Ingombrante? No, anzi, è piacevole scoprire che anche un mezzo abbacchio può tenervi compagnia.

(L’elenco dei film citati è solo una piccolissima parte dei film visti in sala tra il 1970 e il 1974, dei quali porto un ricordo nel cuore).

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