In questi giorni i media non fanno altro che parlare di finanziamenti pubblici e circolazione di denaro contante.

Io faccio una piccola considerazione, da persona, che vive la sua esistenza coi mille problemi di tutti i giorni, che dovrebbe andare a votare e non sa cosa fare, che non sa più se mettere una firma per arrivare a un referendum, se è tempo perso oppure no, insomma una persona che si chiama cittadino.

Io sono stanca e pure un po’ offesa di tutte queste elucubrazioni: abbiamo votato un referendum e da finanziamenti ai partiti ci hanno inculati cambiando la dicitura in rimborsi ai partiti; domenica sera a Report, è nata la futura ministra dell’economia.

Ma perché non chiamiamo le cose con il loro nome: i partiti stanno dimostrando di rubare per loro stessi, si chiamasse finanziamento o rimborso, a noi che ce ne cale?
Il furto andrebbe punito.

C’è un giro d’evasione che dicono con solo quello si potrebbe far andare avanti lo stato, e mi rompono i coglioni con il fatto che il vecchietto ritira 1000 euro, e il fornaio non fa lo scontrino?
Sia chiaro, lo scontrino lo dovrebbero fare tutti, la parrucchiera di Savignone  o il fornaio di Pentema, per non parlare dei simpatici  “prodotti tipici” venduti nei vari mercatini cittadini che non riportano un prezzo esposto neppure se gli giri un braccio, ma quello che gira con l’automobile da 300 mila euro, e dichiara 16mila euro all’anno, ecco quello non ce la facciamo proprio a beccarlo?

Un po’ di serietà, per piacere.
A me basterebbe: un po’ di serietà e anche un po’ di onestà intellettuale, da parte di tutti, anche della stampa.

(*) Non abbiam bisogno di parole – Ron

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