Ieri sera sono andata al secondo appuntamento con il noir e le città.
Ospiti della serata erano il figlio di Jean-Claude Izzo, uno scrittore marsigliese che non conosco, una giornalista, autrice della, pare, unica biografia su Izzo.
Presentava la serata un giornalista di Repubblica e il curatore della rassegna, Bruno Morchio,  era più in veste di ospite che di relatore.
Non vorrei fare la cronaca della serata, ma raccontare due episodi che se non fossi stata in mezzo ad altre persone, mi avrebbero fatto rotolare per terra dalle risate.

Primo episodio:
Il giornalista maschio racconta di quando decide di scrivere un pezzo su Izzo, e cerca di contattare il figlio, e già qui non si capisce, sembra sia stata un’impresa disperata, e poi invece dopo qualche click sulla tastiera trova il figlio che gestisce un bel sito e pure lo raccomanda al pubblico. E poi inizia, vado a braccio: “Lo contattati per mail, lui nel giro di poco mi rispose e io decisi di andare a Marsiglia a trovare Stefan. Arrivai là, e incontrai una signora alla quale chiesi la strada e il numero, e lei mi disse che non conosceva quel numero, ma poi mi accompagnò ed era proprio il numero della casa di Stefan, e quella era la casa della signora e la signora era la mamma di Stefan. Sì insomma una cosa stranissima…”

(Imbarazzo totale della sala, forse la signora non stava benissimo…)

Ma il fatto più divertente è che prende la parola la giornalista e dice “Sì infatti, Sebastien,….”

Il giornalista ha parlato per dieci minuti sbandierando la sua grande amicizia con Stefan, che pensa un po’, in realtà si chiama Sebastien…

Inciso.
Sebastien Izzo è persona molto simpatica, si sforza di parlare in italiano, chiede aiuto alla sua interprete solo quando proprio non ce la fa, e dalle cose che dice, dimostra di essere una persona molto vera, per nulla costruita, che non si preoccupa di rivelare anche particolari del padre che proprio non lo dipingono come uomo perfetto.

Secondo episodio.
Si sta parlando dei personaggi del libro Casino Totale e di chi li abbia ispirati, e viene detto che Hassan (penso si scriva così, il padrone algerino di un bar, raccontato nel libro) è proprio lui).
La giornalista femmina prende la parola e commossa sino alle lacrime racconta di Hassan, dei gioni passati a bere nel suo bar, della musica (Leo Ferrè) che si ascoltava nel bar, ecc. – e  la rava e la fava e la berta filava – adesso Hassan non c’è più, e insomma dal racconto sembra proprio che sia un amico di Jean-Claude Izzo, da sempre, e lo vedi il pubblico che immagina Izzo seduto al banco dell’algerino, a raccontargli i suoi drammi mentre si spandono nell’aria fumosa del bistrot, le note di Ferrè, davanti a un Pastis.
Sebastien, prende la parola e racconta: “mio padre quando scrisse questo libro, era a Parigi, e mi chiese, dove si andava a bere a Marsiglia la sera. Io gli raccontai di chez Hassan e gli feci una mappa dei luoghi che noi giovani frequentavamo in quei giorni. Quando mio padre venne a Marsiglia, fece un giro in quei locali e quando poi finì il libro e mi mandò il manoscritto da leggere, ritrovai tutti i luoghi che gli avevo indicato”

(Secondo tentativo di ancorarmi alla sedia per evitare di  rotolarmi sul pavimento).
Vengo alle cose serie.

Il figlio di Izzo, ripeto è una persona candida, che forse deve imparare i meccanismi dell’apparire in  pubblico, ma proprio per questo ne esce benissimo.

Io conoscevo poco Izzo, ho letto solo Casino Totale, e non avendomi appassionata abbastanza, non sono diventata una sua seriale, magari sbagliando, anzi sicuramente sbagliando, ma posso dire che ieri sera non gli hanno fatto un regalo.

La persona che era con me e non lo conosceva, mi ha detto che l’impressione che ha avuto della serata è stata quella di non capire se lui fosse un buon scrittore o se le persone che lo stavano incensando, (senza tra l’altro dire nulla di lui, se non qualche episodio buffo della sua vita, e che era giornalista e poeta), stessero tessendo le lodi di un personaggio di spessore, oppure no.

Quindi in definitiva, chi conosceva l’autore, si è goduto qualche aneddoto, e a chi non lo conosceva è rimasto il dubbio se l’autore fosse fuffa, o fosse fuffa chi ne parlava.

In tutti e due i casi, un’occasione mancata.

Morchio, che era partito con un bell’intervento sulle città cambiate, proposto da Carlotto, non ricordo in quale occasione, è stato zittito dal giornalista che gli diceva di non essere d’accordo con quell’affermazione.

Mi è poi sembrato un po’ seccato dall’andamento della serata (magari una mia proiezione, può essere benissimo), ma mi ha dato l’idea di essersi arreso agli eventi.

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