Credo di aver già scritto anni fa, qualcosa del genere, ringraziavo le persone che avevano in rete un album flickr, perché mi permettevano di visitare luoghi mai visti, da vedere o che non vedrò mai… o di entrare nei loro piccoli mondi fatti di incontri, eventi, accadimenti avvenuti in città diverse, e ringraziavo anche i miei amici lontani che attraverso le loro immagini mi permettevano di essere sempre vicina a loro e rendermi partecipe della loro vita pubblica.

Ma oggi vorrei parlare di album speciali.
Sono quelli di persone che non conosco e che forse non conoscerò mai.
Queste persone sono in grado con le loro immagini di farmi vedere il mondo che vedono loro: hanno una capacità tale di fissare un istante, che in uno scatto riescono a raccontare storie.

Molto spesso non sono foto tecnicamente perfette, quasi mai direi, sono foto “perfette”, ma trasmettono qualcosa di magnetico.

Quando ero piccola, e vedevo gli spot pubblicitari particolarmente riusciti, pensavo a quel momento, come la fotografia di una vita. Sapevo benissimo che era un momento costruito in quell’occasione per catturare la mia attenzione, ma a volte mi illudevo che ci fosse un prima e un dopo.
Ecco questa è la stessa impressione che mi fanno queste foto, mi rapiscono, mi portano via dalla realtà, le stesse cose che ho visto con i miei occhi, assumono attraverso quelle immagini una dimensione diversa.
Divento invidiosa di quello sguardo che si posa sulle cose, e riesce a riproporle con quell’intensità.

Sempre da piccola, ricordo (se l’ho già scritto e l’avete già letto, fate finta che no: la memoria mi difetta…) di aver letto un piccolo racconto su quei libri di racconti che regalavano se ti abbonavi a Selezione dal Reader’s Digest (edizione italiana) che parlava del sabato mattina e dei banchi del lotto, ed io mi sentivo morire dalla bellezza della narrazione, dalla capacità dello scrittore di cogliere i colori e gli umori di un banalissimo sabato mattina.

Non credo, con le parole, di essere riuscita minimamente a rendere l’idea delle emozioni che mi suscitano certe immagini, e allora ve le propongo, dando loro “voce”.

(*) L’emozione non ha voce – Adriano Celentano

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