Ho pensato di riproporre qualche vecchio post, di quelli prima maniera:

La Pina di Molassana non ha età: si è pine dalla pubertà alla menopausa avanzata.
La Pina di Molassana in genere di lavoro fa la parrucchiera.
O l’estetista.
La Pina di Molassana in genere ha i capelli tinti di nero blu, liscissimi, anche se nasce con la capigliatura di Marcella Bella o Angela Davis. Esiste la versione bionda ossigenata, ma ultimamente va meno (resiste ancora il modello Barbie, ma appartiene alla generazione passata, diciamo matura, quasi marcia).

A tratti la si potrebbe confondere con la sempreverde; ma attenzione perché non sembra, ma esistono tra le due categorie, differenze sostanziali.
La Pina di Molassana viene in genere da famiglia di operai, quasi sempre ha la licenza media inferiore (e la seconda l’ha ripetuta almeno due volte), vive in periferia (non necessariamente a Molassana).
La Pina di Molassana legge i libri di Totti e di Greggio e forse ha letto Orzowei alle medie, compra abitualmente, Visto, Tutto, Ciao Pina, Novellaqualchecosa e considera Oggi una lettura impegnata.
Non ha mai visto uno spettacolo teatrale, eccezione fatta per Hair (perché  avendo visto la pubblicità su un cartellone in strada posteggiando il suo scooter davanti e pensando fosse uno spettacolo sui parrucchieri, ha prenotato e si é trascinata dietro anche la sua collega che quando ha capito che era uno spettacolo “veccccchio”,  l’ha maledetta per il resto della sera).
Non pensate alla Pina come alla Sabbri della Littizzetto.
La Pina di Molassana  ha si’, sempre la gomma da masticare in bocca (per l’alito, che se uno mi bacia non si sente la puzza di fumo), ma non necessariamente dice “minchia”.
Nella versione genovese, La Pina di Molassana dice “belan” al posto di belin che fa piu’ fino.
La Pina di Molassana usa le lenti a contatto colorate, ha le unghie ricostruite, usa bigiotteria vistosa e rigorosamente finta. Non ha il brillantino sull’incisivo, ma sul naso sì, il piercing sulla lingua, le sopracciglia e le labbra  tatuate,  le unghie pittate di nero o rosso sangue di piccione, due tatuaggi: uno piccolo, nascosto (il primo che ha fatto) vicino alla passera, un fiore o una farfalla; il secondo, enorme sulla spalla, un segno tribale (non ha importanza il significato, le piaceva quello);  il prossimo lo fa la prossima estate, sopra la tetta destra e ha già deciso: sara’ un sole.
La Pina di Molassana porta tacchi alti, zeppe e scarpe a punta.
Quando va a ballare, in cattivo gusto non la supera nessuno. Le spuntano le extensions e su ogni centimetro di pelle – non coperto da tessuto – centinaia, migliaia, milioni di luccichini.
Brilla più che la stella cometa.
La Pina di Molassana ha le tette grosse e indossa sempre scollature mozzafiato. La sua statura (che difficilmente supera il metro e 55) non viene perciò mai notata dal popolo maschile.
La Pina di Molassana, in vita sua, non si è mai persa:
il luna park, una festa di carnevale, l’otto marzo in pizzeria, la festa di ferragosto in piscina, le sagre estive, i centri commerciali, gli Outlet, i saldi, i film di De Sica e dei Vanzina, un posto al sole, incantesimo, un giro al festival dell’unità (con un hot dog in mano), un giro al nautico (con una frittella in mano), la festa di Halloween (col cappello da strega), il trenino a capodanno, le promozioni per 500 sms al giorno gratis.
Le vacanze le trascorre in un villaggio a Marina di Camerota e una volta il fidanzato l’ha portata alle Maldive d’inverno.
Il Festival di Sanremo lo trova un po’ passato di moda.
Si è molto indignata quando ha scoperto che d’alessio ha lasciato la moglie per la tatangelo (e per ripicca non ha più comprato un disco del fedifrago).
Ultimamente ha scoperto casalinghe disperate e i libri di moccia.
I nomi di battesimo dei figli della Pina di Molassana sono: Malcom, Kevin, e Bred.
Con la e.


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