Il senso del dolore
Maurizio De Giovanni
Fandango

Il titolo di questo libro non poteva essere altri che questo.
Di dolore è impregnato questo romanzo. E di passione.
Il racconto del dolore come solo qualcuno veramente bravo a descriverlo può riuscire a farlo.
La storia si svolge nell’ambiente della lirica, un assassinio, una traccia da seguire, il commissario Ricciardi e il brigadiere Maione.
E non dimentichiamo Napoli, che è sì, lo sfondo della storia, ma è essa stessa un personaggio.
Senza questa città, non esisterebbero queste storie (lo dico io, ma ne sono assolutamente convinta, sarei pronta a giurarlo in tribunale…).
In questo romanzo si traccia il carattere di Ricciardi.
E’ presente, con il suo passato, e il suo “dolore”, che chissà, lui ricorda da quello che lui chiama “il fatto”, ma partirà da lì, o avrà radici molto più lontane ed intime?
Ricciardi ha un dono, o meglio, una dannazione.
E’ qualcosa che lo porterà ad essere la persona che è: onesto, schivo, riflessivo, mai sordo alle necessità degli altri.

In questo romanzo a prima vista pare la storia a tenere le fila del racconto, ma a leggere meglio non è così: nel primo capitolo delle stagioni, Ricciardi deve crescere nelle parole dello scrittore, ma c’è un pensiero forte dietro, influenze letterarie di tutto rispetto, semi che devono germogliare.
Lascia un gran senso di freddo addosso, ma non potrebbe essere altrimenti.
I libri di De Giovanni non sono libri che si dimenticano facilmente.

(*) Il giorno del dolore che uno ha – Ligabue

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