Eravamo un gruppo e avevamo un progetto, fortemente voluto da tutti (così pensavo io, e non perchè sono pazza, ma semplicemente perchè così mi era stato fatto credere).
Niente di eccezionale o di veramente importante se lo mettiamo in relazione a cosa possa essere la vita, e la morte: era semplicemente uno spettacolo teatrale.
Pensavo che ci interessasse per davvero,  tanto da tornarci sopra dopo un primo accantonamento.
E invece mi sbagliavo.
Giorni fa, ho capito leggendo un commento (a una foto di un momento delle prove) da  parte di un membro del gruppo:
“() ……. alla fine ce l aveva quasi fatta peccato !!!
Ecco la spiegazione: non è che ce l’avevamo quasi fatta, ma ce l‘aveva.
Non era un progetto comune, era un progetto che concepivano come mio e per questo,  il senso di fallimento è stato vissuto solo da me.
Non riuscivo a spiegarmi, sino a questa frase, perché a nessuno interessasse arrivare in fondo, o non si sentisse un po’ deluso dal non essere arrivato al compimento.

Adesso ho capito, e ho smesso di soffrire.

Resta solo un po’ d’amarezza, ma va giù con un bel  bicchiere di vino buono, o un bicchierino di porto con un amico sincero.

(*) Stephen Fry – Gli amici di Peter

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