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Avrei voluto scrivere un post di augurio.
Avrei voluto scrivere un post di buon inizio, di incoraggiamento.
Parole che avrei scritto augurandomi che si avverassero per davvero.
Parole che non sarebbero state capite o, nel migliore dei casi, fraintese.
Avrei voluto mettere nero su bianco i pensieri che nutro per ognuna delle persone a me care.
Avrei voluto farlo.
Ieri.
Poi, piano piano che il tempo passava, il mio augurio finiva nella nebbia, e mi restavano solo le solite parole, quelle che penso e dico ogni giorno, e ho creduto che non sarebbe servito a nulla ribadirle, metterle nero su bianco.
Le cose vanno come devono andare –  a dispetto di quel che dice m. che pensa di essere artefice del suo destino -, le cose, secondo me, vanno dove vogliono loro, che sia il 31 di un anno qualsiasi o il primo dell’anno successivo, senza soluzione di continuità.
Che se non ci si è preparati per quell’inizio, lavorando sodo, quell’uno arriverà e ci troverà esattamente come un anno prima, e ancora, e ancora, e che se non riusciamo a godere di ogni attimo della nostra vita e trasformare ogni momento in quello speciale, non si capisce perché dovrebbe riuscirci, un numero: l’1.
Così come non si capisce perché dovremmo essere più buoni solo grazie all’arrivo di un omone vestito di rosso o a un bambino nudo.
Facciamo uno sforzo, a costruirci giorno per giorno, lasciamo da parte cene, regali, alberi, luci e mutande rosse, guardiamoci intorno e proviamo a ricostruire un mondo in cui capodanno, cada tutto l’anno.
(ieri sera ho visto Hotel Rwanda e sono andata a letto piangendo).
E’ un post retorico?
Sì?
Mi spiace, sono giorni che mi sento così: di merda.

 

(*) Un giorno dopo l’altro – Luigi Tenco

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