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No, a me quelle lacrime proprio, non sono andate proprio giù.

Come non mi sono andati giù questa mattina gli articoli che elogiano la
ministra perché si è commossa, perché solo una donna poteva farlo.
Pietà, da donna a donna: questa risparmiatemela.

A me non sono andate giù quelle lacrime, perché quando si parla di mancate indicizzazioni alle pensioni sopra i mille euro, non ci si può permettere di piangere, ci si deve inginocchiare davanti a milioni di italiani, e vergognarsi per quello che si è fatto.

Non si può piangere dopo aver detto che si da la possibilità alle donne di lavorare – se vogliono- sino a 70 anni, dopo aver appena innalzato l’età a 62 anni e un mese e con 42 anni di contributi  e quando l’8 % degli italiani non lavora (soprattutto donne e giovani, proprio quelle categorie così care al ministro), e sapendo quanta cassa integrazione e quanti contratti di solidarietà sono in piedi.
E quante donne e uomini aspettavano di potersene andare dal mondo del lavoro (solo perché lavoro non ce n’è e non perché sono lazzaroni) per tirare un sospiro di sollievo, e pensare al proprio futuro con una pensione da fame, ma sempre meglio che lavorare una settimana su sei.
Quelle stesse persone che sperano (perché glielo hanno fatto credere) che togliendosi loro da mezzo – considerandosi oramai loro stessi orribili cancri marcescenti, – potrebbero lasciare uno spiraglio di speranza ai propri figli.

Chissà quante lacrime avrà versato in privato il ministro allo 0,4 % per l’ICI prima casa, e chissà se si sarà buttata per terra dal dolore a fissare il tasso all’1,5 % sui capitali scudati.

Chissà che dolore non dire neppure una parola sugli albi professionali: notai, giornalisti, avvocati.

Una manovra da far invidia a Vlad Tepes III, (l’impalatore) ispiratore del Conte Dracula.

La manovra salva Italia hanno varato: chissà quando penseranno a quella salva italiani.

(*) Monologo di Roy Batty in Blade Runner (anche se non ve lo dicevo…)

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