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Dopo il tradimento inflittomi da De Silva, mi sono buttata tra le braccia Carofiglio , sì sono – ero* – una ragazza di facili costumi

Come si dice chiodo scaccia chiodo…

Il Silenzio dell’onda non è orribile come me lo aspettavo.
Non è scritto da un purista ma la storia acchiappa.
Non vorrei bestemmiare (la prego signor Giorgio, non mi si rivolti nella tomba, nell’anno che sarebbe il suo centesimo) ma in alcuni tratti Roberto, l’interprete, mi ha ricordato certi personaggi di Scerbanenco: il carabiniere umano, o meglio l’aspetto umano del carabiniere, e secondo me –  anche se sono pronta a giocarmi qualsiasi cosa che Carofiglio non lo ammetterebbe mai – un po’ di Duca Lamberti qui dentro ci sta.
La trama scorre a doppio binario (i capitoli numerati, uno, due, tre, racontano la vicenda di Roberto  – signor Carofiglio, è inutile che lei dica, proprio come quelli di Camilleri -, e le pagine che dedicate al  bambino e al suo sogno popolato dal cane Scott e dalla compagna di scuola Ginevra, sono denominate Giacomo.
Si capisce abbastanza presto il gioco – che qui non svelerò nemmeno sotto tortura, ma se mi fate delle piccole offerte, soprattutto adesso che ci avviciniamo al natale, sotto forma di piccoli cadeaux e  cioccolato fondente, ve lo rivelo.
Tutti hanno un prezzo, si sa.
Insomma, si può leggere, anche se ha un difetto enorme, e mi piacerebbe sapere da chi lo ha letto e da chi lo leggerà se lo condivide con me.
Immagino le signore adoranti del pubblico, mentre sfogliano e divorano questo libro, e dicono: “questo sì che è un libro, mica quello di fabio volo…”
Io adesso, non per farle un torto, mi creda, mi rifaccio la bocca con Camilleri e poi ci sono la Brontë e Scerbanenco che mi aspettano.

*ero, sta per ragazza, non per facili costumi.

(*) Alta marea – Antonello Venditti

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