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Un mio parente eremita

in cui mi identificai più che parzialmente
scrivendo il lungo poemetto "Biglia"
fu l'ultimo tuo compagno nell'auscultazione
di certi sistemi del silenzio
di certe microvocalità stellari
dentro la "celluzza sospesa sospesa sospesa
su nell'altissimo dei colli alati"
 
Il mio caro parente scendeva in paese
a portar nuove del vicinissimo
eppure smarrito come in baratri di prospettive
Sanctus Gallus
Lo avviarono poi alla casa di riposo
giù in pianura, e dalle spalle gli tolsero
il prezioso sacchetto in cui
molto egli questuando accoglieva di ciò
che è benigno nel prossimo nostro
pur devolvendo a profitti senza misura
entro i celesti caveux.
 
Ora – Sancte Galle –
per terrazzi di sogni e soprassogni
non sempre soleggiati
ma non sempre piovosi e sdrucciolevoli
e pur sempre di nevi consapevoli
a te salgo talvolta
a te che il minimo e birichino
sonno concedi ai bambini incattiviti, ai neonati bisbetici,
che poi per tua grazia chinano il capo
sul collo della madre e sorridono
al sorriso di lei, ciascuno
come dentro la sua propria Ecloga Quarta,
come nel presentimento
di ogni più strabiliantissimo
e rasserenantissimo evento
 
S.G.: Sancte Galle  –
Sia il sonno in cui tu mi recuperi
delicato impossibile elegante
come l'attuale tuo modo di esistere.
 
Andrea Zanzotto 
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